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Un cuore sannita per la rete hi-tech

Pubblicato il 24 Marzo 200420 Settembre 2026 by Billy Nuzzolillo

Nato alla fine del 2002 nell’ambito del Por Campania 2000/2006 “Sviluppo della rete regionale dei Centri di ricerca orientati al trasferimento tecnologico a favore dei sistemi locali di sviluppo e delle specializzazioni produttive locali”, il Centro regionale di competenza per l’Ict di Benevento ha come capofila Rcost, il Centro di eccellenza sulle tecnologie del software dell’Università del Sannio, e comprende Dipartimenti universitari, Consorzi di ricerca e Parchi scientifici e tecnologici (vedi tabella). L’obiettivo del Centro è quello di mettere in rete tutte le competenze scientifiche e tecnologiche del settore Ict a livello regionale. Si tratta, in pratica, del network di supporto e del nucleo promotore del “cluster campano” delle Ict. Un “cluster” in grado di guidare l’ingente patrimonio regionale di risorse umane qualificate verso il superamento dello “skill shortage” di settore.
Il Centro di Benevento, che ha sede in via Traiano nell’ex palazzo delle Poste, nella fase iniziale ha puntato sul lavoro di convergenza e di integrazione dei gruppi di ricerca campani operanti nel settore dell’informatica e delle telecomunicazioni. Nello stesso tempo ha coinvolto attivamente il sistema delle imprese in modo da raggiungere l’obiettivo di partenza, e cioè la creazione di un’organizzazione stabile, capace di orientare i risultati della ricerca accademica verso progetti applicativi realizzati assieme alle imprese. Un modo, insomma, per rispondere concretamente alle reali esigenze del settore.

Il trasferimento tecnologico dei risultati e la creazione di nuove realtà produttive attraverso la creazione di spin-off o di specifiche imprese completano la mission del Crdc Ict.

BILLY NUZZOLILLO (da Il Sole 24 Ore Sud del 24/3/04)

La sicurezza dei treni corre su fibra ottica

Pubblicato il 24 Marzo 200420 Settembre 2026 by Billy Nuzzolillo

Un sistema di comunicazione su fibra ottica che consentirà di gestire e controllare in tempo reale la sicurezza delle ferrovie. Si tratta di uno dei quattro progetti approvati dal Miur ed in fase di realizzazione presso il Centro regionale di competenza per l’Ict, ubicato presso l’Università del Sannio.

Il progetto, denominato “Securferr” (Sistema optoelettronico per il miglioramento della sicurezza negli impianti ferroviari), è coordinato dal professor Antonello Cutolo e vede coinvolti la Circumvesuviana, la NextiraOne, la Taknow Mind, la II Università di Napoli, gli istituti Irea ed Imcb del Cnr, oltre che il Dipartimento di Ingegneria dell’Università del Sannio.

“Questo sistema – spiega l’ingegner Pasquale Rullo, responsabile dell’Ict della Circumvesuviana – punta al controllo della temperatura e delle deformazioni dei binari, della temperature nelle gallerie e delle sovracorrenti nelle funi di guardia. I risultati di questo progetto, inserito in una più ampia strategia che punta a trasformare le reti di telecomunicazioni in sistemi per il monitoraggio e la sicurezza dell’ambiente, potranno essere facilmente trasferiti ed adattati ad altri sistemi, come il monitoraggio degli edifici o il controllo della temperatura nel sottosuolo di aree vulcaniche. Il vantaggio principale di questa tecnica consiste nel fatto che la rete di sensori coincide con la rete di telecomunicazioni, senza intaccarne la qualità”.

E nel programma di cooperazione tra atenei, centri di ricerca e aziende operanti nel settore della ricerca applicata, attuato dal Centro di competenza del Sannio, rientrano anche altri tre progetti: “Service Ware”, “C-Cubo” e “Rest”.

“Grazie a questo pacchetto di progetti – spiega il rettore dell’Università del Sannio, Aniello Cimitile -, assieme ai gruppi privati coinvolti, abbiamo intercettato risorse per circa 28 milioni di euro, interamente destinati alla ricerca scientifica. Il nostro, del resto, è il primo Centro di competenza che arriva alla verifica”.

Presso la sede di via Traiano c’è soddisfazione per il lavoro svolto in questo primo anno e mezzo di attività. “Oltre a questi quattro progetti in fase di realizzazione – dichiara il manager del Crdc, Sergio Betti -, abbiamo due progetti a investimento, otto prossimi alla presentazione e tre in fase di scrittura”.

Il progetto “ServiceWare” (Tecnologie innovative per i servizi a valore aggiunto), che ha come partner l’ateneo sannita, la Sema, l’Università Federico II e la Seconda Università di Napoli, prevede un’attività di ricerca sulle tecnologie software per la realizzazione di servizi a valore aggiunto (Vas) sulle reti dei cellulari di terza generazione.

Il progetto “C-Cubo” (la denominazione fa riferimento alla creazione, certificazione e classificazione di servizi software) è frutto, invece, della collaborazione tra il Centro di competenza e la Engineering spa e punta alla creazione di un sofisticato motore di ricerca dei servizi software, in grado di ricercare, collegare e interrogare di volta in volta i servizi che massimizzino i parametri fissati dagli utenti, come il prezzo, la velocità, la precisione o altro ancora. Il sistema fornirà, inoltre, meccanismi di certificazione sia degli acquirenti ed utilizzatori che dei fornitori.

Il progetto “Rest” (Integrazione di nuove tecnologie per sistemi wireless a basso impatto elettromagnetico) vede, infine, coinvolti la STMicroelectronic, l’Alcatel, l’Antech, l’Università del Sannio, l’Università Federico II e l’Università Partenope e punta all’acquisizione delle competenze necessarie per progettare e realizzare sistemi di comunicazione wireless capaci di ridurre l’impatto ambientale e i livelli di picco dei campi elettromagnetici.

“Un progetto importante – spiega Antonio Cimmino dell’Alcatel -, soprattutto in relazione alle aree ad alta densità di popolazione, dov’è necessario ridurre i livelli di picco dei campi elettromagnetici, senza intaccare la qualità dei collegamenti wireless”.

BILLY NUZZOLILLO (dal Sole 24 Ore Sud del 24/3/04)

Un tempo tutto ruotava su olio e frumento

Pubblicato il 3 Marzo 200420 Settembre 2026 by Billy Nuzzolillo

Benevento – “Nella provincia di Benevento, come tra l’altro in gran parte del Mezzogiorno, a fine Ottocento l’attività industriale, prevalentemente a carattere artigianale, era strettamente collegata al mondo agricolo. Nel 1903 il comparto annoverava la macinazione dei cereali, le fabbriche di paste da minestra, i frantoi da olio, le fabbriche di torroni e dolci, le fabbriche di spirito e le fabbriche di acque gassose. Queste industrie, nel complesso, rappresentavano il 71,72% degli opifici operanti ed assorbivano quasi il 71% della manodopera impiegata, compresi donne e bambini. La produzione dell’olio e la macinazione dei cereali costituivano le attività prevalenti del comparto alimentare. Le industrie tessili rappresentavano poco più del 4% degli opifici della provincia, con una media di 4,2 addetti per opificio. Le più numerose erano quelle per la lavorazione dei cordami e le tintorie. Nel complesso, i 983 opifici esistenti nella provincia di Benevento rappresentavano poco più del 9% di quelli operanti in Campania ed occupavano appena il 3% dei lavoratori della regione, con una media per opificio di 3,8 occupati”.
La descrizione è riportata nel libro “L’economia sannita nel ventesimo secolo” pubblicato lo scorso anno dalla casa editrice Franco Angeli, che raccoglie uno studio effettuato dal Dipartimento di Analisi dei sistemi economici e sociali dell’Università del Sannio in occasione del primo centenario della Camera di Commercio.
Gli autori, Ennio De Simone e Vittoria Ferrandino, ricostruiscono le vicende dell’economia sannita dalla fine dell’Ottocento ai nostri giorni: “La produzione media annua di frumento della provincia sannita era aumentata, fra il 1896-1898 e il 1901-1905, del 53% (da 445.529 a 683.000 ettolitri) e quella di granturco del 27,46% (da 222.000 a 282.952 ettolitri). Nonostante la riduzione del prezzo, la produzione di vino crebbe del 45,92%, arrivando a ben 286.000 ettolitri, mentre soltanto quella dell’olio d’oliva si ridusse del 12,46%”.
L’opera analizza, infine, il fenomeno migratorio, che per gran parte del secolo ha influenzato l’economia del Sannio: “Nel complesso, fra il 1886 e il 1914, dalla provincia beneventana partirono ben 157.303 persone. Di cui i due terzi nei primi quattordici anni del secolo, anche se la popolazione continuò ad aumentare, passando da 236 mila residenti nel 1881 a 276 mila nel 1921”.
BILLY NUZZOLILLO (dal Sole 24 Ore Sud del 3/03/04)

L’economia del Sannio cambia pelle

Pubblicato il 3 Marzo 200420 Settembre 2026 by Billy Nuzzolillo

Benevento – L’economia sannita progredisce di anno in anno e, a differenza delle altre province della Campania, non è afflitta dalla congestione urbana e dal disordine ambientale. Attraversa, inoltre, una fase di trasformazione strutturale: si ridimensiona il ruolo delle attività agricole, dell’industria delle costruzioni, dei servizi commerciali, aumenta il peso dell’industria manifatturiera e dei servizi innovativi per le persone e per le imprese.E’ questo, in sintesi, il quadro che emerge dal rapporto sullo sviluppo economico realizzato dall’ITER di Napoli, con il coordinamento del professor Mariano D’Antonio, su incarico della Camera di Commercio di Benevento.

“Nell’ultimo decennio – spiega il professor D’Antonio – l’economia beneventana dimostra di aver ben assorbito i traumi della fine dell’intervento straordinario. Il territorio si avvale anche di un nuovo punto di forza, l’Università del Sannio. Sorto appena cinque anni fa, l’ateneo sannita è già una vivida dimostrazione di quanto sia fruttuoso coniugare radicamento territoriale ed apertura al sapere, alla scienza nella sua dimensione internazionale. Volendo, insomma, impiegare un termine in voga, si può affermare che l’Università del Sannio è un esperimento riuscito d’istituzione “glocal”. Espressione, quest’ultima, che sintetizza la confluenza della dimensione globale nella dimensione locale”.

Dallo studio condotto dall’ITER (che, sempre con il coordinamento del professor D’Antonio, aveva curato un identico rapporto dieci anni fa) emerge, in primo luogo, l’aumento del peso dell’industria manifatturiera: nell’ultimo decennio (1991-2001) aumentano, infatti, sia le unità locali che gli addetti del settore (rispettivamente del 14% e del 21,5%), mostrando un risultato più soddisfacente rispetto a quello registratosi in Campania, nel Sud e, più in generale, nel resto del Paese. Analogamente il tasso di industrializzazione, che misura il rapporto tra addetti all’industria e popolazione, diventa nel 2001 più elevato rispetto alla media campana e si posiziona in linea con la media meridionale.

La ricerca dimostra, inoltre, che cresce la specializzazione territoriale e settoriale dell’industria e dell’artigianato locale. Si affermano, in particolare, due poli che esprimono precise vocazioni: i distretti industriali di San Marco dei Cavoti e di Sant’Agata de’ Goti, risultano specializzati non solo nel tessile e abbigliamento, ma anche in altri comparti più innovativi, come la fabbricazione di macchine e mezzi di trasporto. Poli che dimostrano, inoltre, di saper coniugare tradizione e innovazione, mobilitando le risorse endogene e riuscendo a stabilire connessioni al proprio interno e con altri sistemi produttivi esterni.

Altro dato interessante è quello relativo all’espansione della presenza dei servizi innovativi per le persone e per le imprese. Più in particolare, i dati censuari più recenti dimostrano che il settore terziario si configura oggi più equilibrato rispetto al passato, risultando sostanzialmente stazionario nella sua componente tradizionale (quella del commercio) ed in forte crescita (soprattutto in termini di addetti) negli altri comparti più innovativi, che fanno da sostegno al sistema industriale.

A fronte di questi andamenti positivi ed incoraggianti si registrano, però, anche fenomeni più problematici, legati ai mutamenti demografici, oltre che del mercato del lavoro.

I dati più recenti indicano, infatti, non solo un calo della natalità, ma anche un conseguente incremento degli indici di dipendenza, vale a dire un incremento più sostenuto della popolazione anziana ed inattiva rispetto a quella adulta e attiva. Un fenomeno che rende più pesante il carico sociale di anziani e minori per la generazione produttiva ed economicamente attiva.

Lo studio coordinato dal professor Mariano D’Antonio dimostra, infine, che il mercato del lavoro della provincia di Benevento è contrassegnato da alcuni perduranti elementi positivi, come l’alta partecipazione, la bassa disoccupazione relativa, una domanda di lavoro vivace, a cui si contrappongono, però, la lieve flessione degli occupati complessivi e la crescente disoccupazione giovanile.

BILLY NUZZOLILLO (da Il Sole 24 Ore Sud del 3/03/04)

La strada dell’hi-tech passa dal Sannio

Pubblicato il 18 Febbraio 200420 Settembre 2026 by Billy Nuzzolillo

Benevento – “Driver dello sviluppo delle aree interne della Campania”: è questo il ruolo che il rettore, Aniello Cimitile, ha sempre attribuito all’Università del Sannio.Un ruolo che l’ateneo sannita, grazie al profondo legame con il territorio ed alla stretta collaborazione delle istituzioni locali, ha saputo finora interpretare al meglio, tanto da attrarre nel Sannio la Carlo Gavazzi Space, una delle principali aziende italiane del settore spaziale, la Telsey, azienda trevigiana di progettazione e realizzazione di reti di accesso a larga banda, e la Engineering, azienda leader nella “system e business integration” e nei servizi di “application management” alle imprese. Senza dimenticare, poi, che il sistema integrato satellitare di monitoraggio ambientale Mars (Mediterrean Agency for remote sensing), il primo del genere mai realizzato nel Mezzogiorno, è stato progettato dai professori dell’ateneo di Benevento Domenico Villacci, Innocenzo Pinto e Maurizio Di Bisceglie.
“Siamo nati già proiettati verso il nuovo – spiega Cimitile -. Non abbiamo mai pensato di diventare un’università generalista, ma abbiamo scelto settori di intervento, sia nella didattica che nella formazione e nella ricerca scientifica, in rapporto alle esigenze di sviluppo delle aree interne della Campania. E li abbiamo proiettati ai massimi livelli di eccellenza e di competitività. Ci siamo sforzati, insomma, di creare un’università piccola, bella e, soprattutto, di alta qualità”.
Nata nel 1990 come sede gemmata dell’Università di Salerno, l’Università del Sannio è divenuta autonoma nel 1998. Attualmente annovera quattro facoltà: Economia (con corsi di laurea in Scienze Giuridiche, Scienze Statistiche ed Attuariali, Operatore Giuridico d’Impresa e Giurisprudenza), Scienze Economiche ed Aziendali (con corsi di laurea in Economia e Commercio e in Economia e Gestione dei Servizi Turistici), Ingegneria (con corsi di laurea in Ingegneria Civile, Ingegneria Informatica, Ingegneria Energetica ed Ingegneria delle Telecomunicazioni) e Scienze (con corsi di laurea in Scienze Ambientali, Scienze della Terra, Biotecnologie e Scienze Biologiche). Gli studenti iscritti sono circa 7.000, mentre i laureati dal 1° giugno del 1998 sono 1.461.
“Abbiamo puntato anche su master innovativi, come quelli in Tecnologie di archiviazione e gestione di dati satellitari massivi per l’osservazione della Terra, in Tecnologie del Software, in Bioinformatica o in Rischi geologici ed ambientali nel Disaster management – spiega ancora il rettore -. Siamo, inoltre, capofila del Centro Regionale di Competenza sulle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione, il cui obiettivo è la realizzazione di una piattaforma hardware-software, che consenta l’accesso a servizi di rete, rivolti alle imprese e distribuiti su tutto il territorio regionale. Notevole, poi, è stato l’impegno sul piano dei collegamenti con le altre università: basti pensare al consorzio Cisir, che comprende anche le università di Catanzaro, Campobasso, Roma Tre e Teramo. Il consorzio provvede alla progettazione, realizzazione e manutenzione di servizi innovativi in rete. Oppure agli accordi di cooperazione accademica, scientifica e culturale sottoscritti con le università di Bordeaux (Francia), Kosice (Slovacchia), Zagabria (Croazia) e Buenos Aires (Argentina). Siamo, insomma, inseriti nel processo di costruzione dell’area comune europea dell’alta formazione e della ricerca scientifica e nel network europeo delle università più avanzate. Proprio nei giorni scorsi, nell’ambito del programma di mobilità studentesca Socrates-Erasmus, abbiamo ottenuto il cosiddetto “bollino blu”, che attesta l’elevato grado di qualità raggiunto a livello europeo dal nostro ateneo. Senza dimenticare, infine, che abbiamo rappresentato l’Italia, assieme al Politecnico di Milano ed alla Normale di Pisa, ad un recente convegno sulle nuove tecnologie tenutosi in Francia ”
Una dimensione internazionale destinata a crescere ulteriormente. “Ultimamente – conclude Cimitile – stiamo lavorando ad un progetto per lo studio dei genomi in cooperazione con l’Università ed il Polo Biologico di Montreal, in Canada. Si tratta di un progetto di ricerca comparato sulle popolazioni sannite residenti nella madre-patria e quelle emigrate in Canada finalizzato alla verifica delle evoluzioni bio-genetiche derivanti dai diversi contesti ambientali ed agro-alimentari”.
Per le indagini di laboratorio verrà utilizzato il Centro di Genomica e di Proteomica per la Qualita’ e l’Eccellenza Alimentare, che ha già realizzato un importantissimo archivio genetico delle razze bovine e suine più pregiate o in via di estinzione.
BILLY NUZZOLILLO (da Il Sole 24 Ore Sud del 18/02/04)

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Dopo aver scritto di politica, cronaca ed economia per varie testate giornalistiche (tra cui il Sole 24 Ore, il settimanale Sette del Corriere della Sera, la Voce di Indro Montanelli e il Corriere del Mezzogiorno), da qualche anno sono tornato al primo amore: il gioco del calcio. Attualmente sono anche opinionista di OttoChannel e Radio Napoli Centrale.

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