Billy Nuzzolillo

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Il satellite ambientalista

Pubblicato il 18 Febbraio 200420 Settembre 2026 by Billy Nuzzolillo

Benevento – “La realizzazione della “Mediterrean Agency for Remote Sensing” colloca il Sannio in una dimensione internazionale e cancella definitivamente l’immagine di arretratezza che lo contraddistingueva in passato” commenta soddisfatto il presidente della Provincia, Carmine Nardone.  Inaugurato circa un anno fa, il Mars è, infatti, il primo sistema integrato satellitare di monitoraggio ambientale del Mezzogiorno d’Italia.

Dallo spazio, in collegamento con una centrale di controllo situata nella Villa dei Papi, è possibile avere notizie, informazioni ed immagini in tempo reale sullo stato di salute del territorio. Un sistema di protezione civile, pianificazione urbanistica e controllo dell’ecosistema all’avanguardia, progettato dai professori Domenico Villacci, Innocenzo Pinto e Maurizio Di Bisceglie dell’Università del Sannio.

L’antenna satellitare (un mega pallone di cinque metri di diametro su un treppiedi alto trenta metri) è stata realizzata da una azienda sannita, la Michelangelo Lombardi, ed è stata arricchita da pannelli disegnati dall’artista Salvatore Paladino. Non un traliccio qualsiasi, quindi, ma un vero e proprio oggetto d’arte. I sistemi di “puntamento” e rilevazione satellitare sono stati, invece, realizzati dall’azienda californiana Sea Space.

L’idea del controllo satellitare del territorio, che il presidente della Provincia, Carmine Nardone, coltivava da molti anni, si è concretizzata proprio grazie alla collaborazione con l’Università del Sannio, incaricata il 7 agosto del 2001 di predisporre il progetto esecutivo. Pochi mesi dopo le province di Avellino, Campobasso e Foggia sottoscrissero un protocollo d’intesa per l’estensione dei servizi ai loro territori.

Il 27 dicembre 2002 fu, infine, sottoscritto il Protocollo d’intesa tra Regione Campania e Provincia di Benevento, che diede il via libera definitivo alla realizzazione del progetto.
BILLY NUZZOLILLO (da Il Sole 24 Ore Sud del 18/02/04)

Una mini Silicon Valley a S. Giorgio del Sannio

Pubblicato il 18 Febbraio 200420 Settembre 2026 by Billy Nuzzolillo

Benevento – Sorgerà a San Giorgio del Sannio, a pochi chilometri da Benevento, la Silicon Valley delle zone interne della Campania. Con la supervisione del Centro d’Eccellenza sulle tecnologie del software dell’Università del Sannio, la Provincia sta, infatti, realizzando un polo d’innovazione tecnologica in un’area di circa 40.000 metri quadri (metà dei quali coperti), in passato sede della Manifattura dei Tabacchi.

La struttura, acquistata dalla Provincia con il contributo della Regione Campania, tornerà presto ad ospitare la Carlo Gavazzi Space e la Telsey, provvisoriamente sistemate in un immobile del capoluogo sannita.

E proprio a S. Giorgio del Sannio la Carlo Gavazzi Space ha realizzato il software utilizzato dal minisatellite Rubin 2, lanciato in orbita il 20 dicembre del 2002 dalla base di Baikonur.

L’azienda milanese, leader nel settore della progettazione e dello sviluppo di piccoli satelliti per missioni scientifiche e partner accreditato dell’Agenzia spaziale italiana (Asia), dal 2001 ha, infatti, trasferito nel Sannio la propria divisione informatica nell’ambito di un proficuo rapporto di collaborazione con l’Università.

E a S. Giorgio ha aperto da qualche anno un laboratorio anche la Telsey, gruppo trevigiano impegnato nel settore della progettazione e realizzazione di reti di accesso a larga banda. La collaborazione tra la Telsey e la facoltà di Ingegneria Informatica dell’ateneo sannita, nata quasi per caso, si è via via arricchita con l’ingresso in campo della Provincia.

La cooperazione tra la Telsey e l’Università ha dato, tra l’altro, un buon riscontro anche in termini occupazionali poiché l’azienda trevigiana ha assunto alcuni laureati sanniti della facoltà di Ingegneria Informatica.

BILLY NUZZOLILLO (da Il Sole 24 Ore Sud del 18/02/04)

Un metodo per ridurre le perdite d’acqua

Pubblicato il 13 Febbraio 200420 Settembre 2026 by Billy Nuzzolillo

Parte da Benevento la lotta agli sprechi idrici in Campania. L’azienda Gestione Servizi Sannio (Gesesa) Spa si è, infatti, recentemente aggiudicata gli appalti per la realizzazione di sistemi per la riduzione delle perdite idriche degli acquedotti di Bagnoli Irpino e Cava dei Tirreni.

“Siamo la prima azienda del Mezzogiorno ad applicare una metodologia innovativa di riduzione e controllo permanente delle perdite idriche – spiega l’amministratore delegato della Gesesa, Renzo Vittur –. Questa metodologia è costituita da un mix di tecnologia e know how, che consente la riduzione delle perdite nell’ordine dal 50–60% rispetto alle quelle iniziali”.

Il know how è stato acquisito nell’ambito di un programma di “technology transfer” realizzato dal gruppo internazionale Crea–Sigesa, che controlla il pacchetto di maggioranza della Gesesa. Gli altri azionisti sono i comuni di Benevento, Colle Sannita, Morcone e Telese, dei quali l’azienda è anche concessionaria del servizio idrico.

“Questo sistema – spiega Vittur – può essere realizzato per lotti funzionali e richiede limitati investimenti materiali sulle reti. Significativi sono, invece, gli investimenti per la conoscenza approfondita della struttura fisica e del funzionamento idraulico della rete, nonchè delle tipologie di consumo degli utenti.

Nella fase di gestione, se utilizzato con continuità, questo sistema consente il mantenimento di livelli programmati e sostenibili di perdite negli acquedotti. E’, infine, importante sottolineare che può essere gestito con procedure totalmente informatizzate e costituire, inoltre, un elemento base per la certificazione del sistema di qualità aziendale”.

Dal punto di vista tecnico, il sistema di riduzione e controllo delle perdite(ormai utilizzato dai maggiori gestori idrici europei) consente la creazione di un modello matematico della rete acquedottistica, oltre che la progettazione e la realizzazione di aree distrettuali in cui suddividere la rete, alimentata da un’unica entrata soggetta a registrazione continua della portata ed, eventualmente, al controllo continuo della pressione.

Consente, inoltre, il monitoraggio delle portate minime notturne, con conseguente individuazione e tempestiva riparazione delle perdite occulte, che hanno un valore significativo dal punto di vista della gestione.

“Il sistema – conclude l’amministratore delegato della Gesesa – può essere fornito come “global service” a tutti i gestori pubblici e privati di acquedotti che non intendano avvalersi di risorse interne per il mantenimento di un livello programmato di perdita ed è particolarmente utile nei casi in cui esistano risorse idriche scarse o costose”.
BILLY NUZZOLILLO (dal Sole 24 Ore Sud del 13/02/2004)

Emergenza idrica, al setaccio 730 sorgenti

Pubblicato il 13 Febbraio 200420 Settembre 2026 by Billy Nuzzolillo

Benevento – Dopo l’emergenza idrica della scorsa estate, il Sannio corre ai ripari. Finanziato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, dall’Alto Calore Servizi e dalla Camera di Commercio di Benevento, è stato infatti realizzato uno studio sugli aspetti idrogeologici del territorio.
La ricerca è stata condotta dal dipartimento di Studi Geologici ed Ambientali dell’Università del Sannio e dal Dipartimento di Geofisica e Vulcanologia dell’Università “Federico II” di Napoli.
Un lavoro che ha consentito di censire circa 730 sorgenti di portata generalmente variabile: da meno di un litro ad alcuni litri al secondo. Se si escludono i serbatoi carbonatici del monte Taburno, del monte Camposauro, del monte Mutria e di parte dei monti di Durazzano e le aree di pianura alluvionale dei fiumi Calore e Sabato, la restante parte del territorio beneventano è, infatti, generalmente caratterizzata dall’affioramento di piccole fonti.
“Quest’ultime sono fonti di modesta entità, che singolarmente considerate non risolvono l’emergenza, ma che possono assumere un’importanza notevole nell’ipotesi di un riassetto e di una riorganizzazione ottimale della gestione del servizio idrico” chiarisce Sabino Aquino dell’Alto Calore Servizi.
Secondo la ricerca, infatti, la possibilità di utilizzare piccole fonti non ancora sfruttate o di riqualificare le opere di captazione esistenti, spesso obsolete o inadeguate, potrebbe consentire di far fronte alla crescente domanda di risorse idriche.

Un domanda che ha avuto una notevole impennata negli ultimi anni a causa dell’aumento dei consumi indotti dall’espansione urbanistica e dal proliferare di attività agricole specializzate e di nuovi insediamenti industriali: basti pensare che le aliquote relative ai fabbisogni previste per il 2015 dal Piano regolatore generale degli acquedotti sono state già abbondantemente raggiunte ed, in moltissimi casi, addirittura superate.

“Questo studio – spiegano Francesco Maria Guadagno e Libera Esposito dell’Università degli studi del Sannio – ha consentito la stesura di un catasto delle risorse idriche sotterranee e l’acquisizione di una moltitudine di dati utili alla definizione del bilancio idrico complessivo. Un lavoro, insomma, che potrebbe servire per evitare un sovrasfruttamento degli acquiferi maggiormente utilizzati per scopi idropotabili”.

Sovrasfruttamento che ha già determinato conseguenze negative lungo i fiumi Calore e Sabato, che in alcuni periodi dell’anno in molti tratti risultano praticamente asciutti o caratterizzati da portate d’acqua irrisorie, per lo più inquinate da scarichi fognari. Senza dimenticare, poi, che il monitoraggio delle sorgenti effettuato nell’ultimo ventennio ha evidenziato una chiara tendenza all’esaurimento e che le caratteristiche di vulnerabilità del territorio favoriscono condizioni di potenziale inquinamento delle falde acquifere. Un esempio, in tal senso, viene dalla piana alluvionale di Benevento, dove uno dei pozzi utilizzati per l’approvvigionamento idrico è stato disattivato perché inquinato.

“In questo senso – spiega ancora Pietro Celico dell’Università degli studi “Federico II” di Napoli – vanno individuati specifici interventi per prevenire il decadimento qualitativo delle acque. Penso, ad esempio, all’imposizione di vincoli territoriali. In pratica, se da una parte appare necessario un efficace governo delle acque di circolazione superficiale attraverso la manutenzione degli alvei, dall’altra è importante procedere alla valorizzazione delle risorse idriche disponibili, salvaguardandole da possibili deterioramenti”.

Dallo studio emerge, infine, la necessità di creare dei bacini di ritenuta, i cosiddetti laghetti collinari, che, assieme al previsto utilizzo dell’invaso di Campolattaro, potrebbero costituire un’importante riserva idrica aggiuntiva.
BILLY NUZZOLILLO (dal Sole 24 Ore Sud del 13/02/2004)

Costanzo Jannotti Pecci: “Sviluppo penalizzato”

Pubblicato il 30 Gennaio 200420 Settembre 2026 by Billy Nuzzolillo

Benevento – “Da decenni affermiamo che per avviare processi di sviluppo concreti e duraturi, per dare vita a circuiti economici virtuosi, il territorio sannita ha bisogno di alcune precondizioni, sia per quanto riguarda gli operatori locali che per quanto riguarda la capacità di attrarre investimenti dall’esterno. Occorre, cioè, creare un humus che favorisca la crescita e che renda competitiva l’area”.  A ribadirlo è Costanzo Jannotti Pecci, dal 2002 al vertice della locale Confindustria, oltre che presidente nazionale di Federturismo e Federterme.

“Basta guardare gli indici sulla dotazione infrastrutturale del territorio sannita, in relazione anche alle altre province campane, per rendersi conto che siamo sempre collocati all’ultimo posto – prosegue Jannotti Pecci -. Un gap storico, che finalmente si sta cercando di colmare attraverso una corretta e mirata politica infrastrutturale. Una politica di programmi e progetti, frutto di uno sforzo sinergico e di intese istituzionali tra i vari soggetti presenti sul territorio: dalla Provincia al Comune capoluogo, dalla Confindustria alle organizzazioni sindacali”.

Il riferimento è, innanzitutto, all’intesa istituzionale tra Governo e Regione Campania del 2001, che prevede la costruzione dell’autostrada Caserta-Benevento. Un intervento che da solo, però, non basta a risolvere i problemi legati all’atavico isolamento delle zone interne della Campania.

Per il leader degli industriali, che è anche amministratore delegato dell’Impresa Minieri Spa, a cui fanno capo le terme di Telese ed il Grand Hotel, vi sono anche altre priorità da affrontare: “Oltre al collegamento veloce con Napoli, va creato un sistema a rete: penso al raddoppio della Telese-Caianello, all’aeroporto di terzo livello, alla diga di Campolattaro, al sistema di cablaggio di alcune aree strategiche della provincia, ad iniziare dal comune capoluogo. Confindustria, considerando queste opere urgenti ed indispensabili, svilupperà nei prossimi mesi il massimo dell’impegno affinché esse vengano cantierate nel corso dell’anno o, quanto meno, vengano inserite in una programmazione esecutiva a breve termine. Punteremo, inoltre, ad un raccordo operativo con le associazioni di Caserta, Avellino o Campobasso, anch’esse interessate alla realizzazione di alcune opere, così come coinvolgeremo attivamente anche la Fondazione Mezzogiorno Tirrenico, in modo da avere un adeguato supporto logistico”.
BILLY NUZZOLILLO (dal Sole 24 Ore Sud del 30/01/2004)

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Dopo aver scritto di politica, cronaca ed economia per varie testate giornalistiche (tra cui il Sole 24 Ore, il settimanale Sette del Corriere della Sera, la Voce di Indro Montanelli e il Corriere del Mezzogiorno), da qualche anno sono tornato al primo amore: il gioco del calcio. Attualmente sono anche opinionista di OttoChannel e Radio Napoli Centrale.

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