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Sannio, il nodo dei collegamenti

Pubblicato il 30 Gennaio 200420 Settembre 2026 by Billy Nuzzolillo

Benevento – “Se non si procede in tempi rapidi al raddoppio della superstrada Caianello-Telese-Benevento si rischia di spostare altrove il baricentro dei collegamenti tra Tirreno ed Adriatico”. A lanciare l’allarme è il sottosegretario al Welfare, Pasquale Viespoli. L’arteria, che consente di risparmiare oltre 40 chilometri a quanti da Roma si dirigono verso la Puglia e viceversa, è ormai al collasso. A testimoniarlo vi sono le circa cento persone decedute nell’ultimo decennio a causa di incidenti stradali.

Un vera e propria emergenza, insomma, come ribadisce anche il Presidente della Provincia, Carmine Nardone: “Attualmente la superstrada Caianello-Telese-Benevento costituisce una sorta di strozzatura nei collegamenti tra Nord ed Sud. Nel corso degli anni è, infatti, via via aumentato il cosiddetto traffico pesante. L’attuale tracciato è, quindi, insufficiente ad assolvere alla sua funzione di cerniera tra i due versanti della fascia appenninica. Di qui l’assoluta necessità di risolvere in tempi ristretti quest’emergenza”.

L’opera è stata definita prioritaria dallo Comitato interministeriale per la programmazione economica e l’Anas ha già realizzato un primo studio di fattibilità.

“La costruzione del sistema territoriale in atto negli ultimi anni nel Sannio va accompagnata da dotazioni infrastrutturali divenute oramai improrogabili – aggiunge l’ex sindaco del capoluogo sannita, Pasquale Viespoli -. Di recente, ad esempio, il ministero delle Finanze ha autorizzato l’apertura a Benevento di una struttura doganale. Per questo occorre accelerare i tempi e puntare sul potenziamento della tratta ferroviaria Caserta-Benevento-Foggia, sulla costruzione dell’aviosuperficie di terzo livello e sulla realizzazione del collegamento autostradale Caserta-Benevento. Opere che hanno un valore strategico, che va ben al di là della dimensione locale”.

Benevento, com’è noto, è l’unico capoluogo di provincia della Campania a non essere direttamente collegato all’autostrada: il relativo casello, infatti, si trova a Castel del Lago, in territorio irpino, a circa 15 chilometri di distanza dal centro della città. Il progetto di collegamento autostradale tra Napoli e Bari inizialmente prevedeva l’attraversamento del Sannio. Poi, l’intervento dell’allora potentissimo ministro irpino, Fiorentino Sullo, determinò un irrazionale allungamento del percorso verso Avellino.

“Eppure – spiega ancora il presidente Nardone – già i Romani avevano capito che per raggiungere Bari da Roma occorreva passare per il capoluogo sannita, che infatti fu uno dei principali snodi della “regina viarum”, e cioè l’Appia”.

Il Governatore, Antonio Bassolino, fece inserire il progetto per la costruzione dell’autostrada Caserta-Benevento nell’Intesa istituzionale siglata con il governo Berlusconi il 18 dicembre del 2001. Un asse viario lungo 45 chilometri, il cui costo finale dovrebbe aggirarsi attorno ai 900 milioni di euro, che salderà l’A3 Roma-Napoli con l’A16 Napoli-Bari attraverso la valle Caudina.

“Un’opera – aggiunge Nardone – che, assieme al raddoppio della Caianello-Telese-Benevento ed alla costruzione dell’aeroporto di terzo livello, costituisce uno strumento indispensabile per rafforzare il processo di crescita in atto nel Sannio. Del resto, come Provincia, siamo stati i primi in Italia ad appaltare un’opera inserita nella cosiddetta legge-obiettivo: mi riferisco al completamento della Fondo Valle Isclero, per cui è previsto un investimento di circa 62 milioni di euro, concessi dal Comitato interministeriale per la programmazione economica. Un’opera destinata a creare forti sinergie di sviluppo economico tra le valli Caudina e Telesina e collegamenti più rapidi con la grande viabilità nazionale”.

Sull’attuale progetto dell’autostrada Caserta-Benevento non tutti, però, sono d’accordo. “Ritengo che il percorso vada rivisto – chiarisce il sottosegretario Viespoli – poiché in prospettiva diventa fondamentale l’allaccio diretto al nascente polo Nola-Marcianise-Grazzanise”.

Un tesi, però, che il presidente della Provincia Nardone non condivide: “L’opera, rientrando nell’Accordo quadro per la viabilità, sarà sottoposta alle necessarie valutazioni da parte degli enti interessati. In questo senso sono tranquillo poiché confido molto nelle capacità di programmazione dell’assessore regionale ai Trasporti, Ennio Cascetta, che ha fin qui dimostrato ampia competenza e particolare interesse per le prospettive di sviluppo delle aree interne della Campania”.


BILLY NUZZOLILLO (dal Sole 24 Ore Sud del 30/01/2004)

Luigi Bocchino: “Abbiamo le carte in regola”

Pubblicato il 14 Gennaio 200420 Settembre 2026 by Billy Nuzzolillo

Benevento – Le alternative a Capodichino, che diventerà un “city airport”, saranno lo scalo internazionale di Grazzanise, nel casertano, e quello di Pontecagnano, nel salernitano. Nel futuro sistema aeroportuale campano dovrebbe, però, trovare spazio anche lo scalo di Capua che, secondo lo studio di fattibilità elaborato dalla Naco per conto della Regione Campania, presenterebbe condizioni “tecniche” più favorevoli rispetto a Benevento.
“Attraverso l’Università del Sannio – spiega l’assessore al Patrimonio del Comune di Benevento, Luigi Bocchino – abbiamo presentato le nostre controdeduzioni rispetto allo studio effettuato dalla società olandese. Non è affatto vero che esistono condizioni sfavorevoli per quanto riguarda le operazioni strumentali. Ho l’impressione, invece, che si continui a considerare il Sannio un territorio marginale rispetto al resto della regione. Non mi spiego, infatti, come mai non è stato messo in discussione il progetto relativo all’aeroporto di Pontecagnano che, pure, secondo quanto emerso nei mesi scorsi sulla stampa, presenterebbe dei limiti per quanto riguarda l’atterraggio e la tenuta della pista. Né sta in piedi la questione del bacino d’utenza: con la chiusura dell’aeroporto di Foggia, ad esempio, il nostro scalo andrebbe a servire anche la Daunia, che dista appena un’ora di macchina da Benevento”.
Sulla questione si è espresso anche il consiglio comunale, che all’unanimità ha approvato una delibera per chiedere l’inserimento dello scalo aereo di Benevento nel nuovo piano regionale. Una richiesta suffragata anche da un altro elemento: la presenza del progetto all’interno del Prusst Calidone. “La Regione – avverte Bocchino – deve rispettare gli impegni assunti con la sottoscrizione dell’accordo-quadro relativo al Prusst, che costituisce un obbligo giuridico, oltre che politico”.
E l’assessore al Patrimonio del Comune di Benevento ha, infine, già individuato il modo per reperire i fondi necessari alla realizzazione dell’aeroporto (circa 100 miliardi di lire), proponendo la creazione di un organismo istituzionale: “Penso ad un consorzio del quale facciano parte il Comune, la Provincia, la Camera di Commercio e la locale Confindustria, che ha già dato un’adesione convinta alla battaglia per l’aeroporto. In questo modo, oltre agli strumenti finanziari individuati nell’ambito del Prusst, ci sarebbe anche l’apporto dell’imprenditoria privata”.

BILLY NUZZOLILLO (dal Sole 24 Ore Sud del 14/01/2004)

Benevento chiede di poter decollare

Pubblicato il 14 Gennaio 200420 Settembre 2026 by Billy Nuzzolillo

Benevento – Un aeroporto di terzo livello, equiparabile a quello di Verona o di Lamezia Terme. A rivendicarlo è da qualche anno il capoluogo sannita, che ora spera in una sorta di “miracolo” da parte di San Pio.  L’infrastruttura, infatti, dovrebbe sorgere a Contrada Olivola, e cioè a circa 3 chilometri dal centro abitato di Benevento e, soprattutto, a 9 chilometri da Pietrelcina, paese natale del frate con le stimmate.  E’ evidente, quindi, l’importanza che riveste il progetto per lo sviluppo del polo turistico-religioso di Pietrelcina.
L’aeroporto (il cui studio di fattibilità è stato realizzato nell’ambito del Prusst “Calidone”) dovrebbe coprire, come bacino d’utenza, il Sannio, l’Irpinia, il Molise e gran parte della provincia di Foggia.
“Il territorio sannita – è spiegato nello studio di fattibilità – in epoca romana è stato snodo di importanti vie di comunicazione tra Roma e Brindisi: l’antica via Appia, la Traiana, la Latina. Nel tempo ha mantenuto queste caratteristiche di area di cerniera tra Molise e Puglia e verso la direttrice della Basilicata. Ancora oggi conserva tale peculiarità ed è facilmente raggiungibile sia dalla Puglia, con l’autostrada Napoli-Bari, sia dal Lazio, con il raccordo Benevento-Telese-Caianello, che la collega all’autostrada Roma-Napoli. Agevoli sono anche i collegamenti con il Molise, grazie alle superstrade del Tammaro e del Biferno, che collegano la provincia con il versante adriatico (Termoli), e di qui verso l’autostrada Bologna-Taranto”. Una posizione ideale, insomma, per far sorgere un aeroporto.
Ma la Regione Campania non ritiene l’infrastruttura realizzabile per la vicinanza di altri scali in via di realizzazione o inseriti nel piano regionale di settore: da quello di Pontecagnano a quello di Grazzanise.
Secondo lo studio di fattibilità, l’area prevista per la realizzazione dell’infrastruttura si estende per circa 230 ettari, in una zona dove in passato già sorgeva un’aviosuperficie. La pista di decollo dovrebbe essere lunga 1800 metri. L’investimento previsto è complessivamente di circa 50 milioni di euro.
“Le infrastrutture – spiega l’imprenditore di Pietrelcina Vincenzo Lombardi, che è anche componente della giunta nazionale di Federturismo – sono indispensabili per il sostegno di qualsiasi iniziativa imprenditoriale. Bisogna, quindi, puntare su un interscambio più rapido ed efficace. Di qui la necessità di realizzare un aeroporto delle zone interne, che potrebbe rivelarsi un importante volano per la crescita economica del territorio. Si tratta, indubbiamente, di un investimento strategico per l’intero apparato produttivo locale e, soprattutto, per il turismo religioso e termale, legato ai flussi diretti a Pietrelcina e a Telese. In questo senso, va quindi ricercata la giusta sinergia tra pubblico e privato affinchè il progetto si realizzi al più presto”.
L’ipotesi di realizzare l’aeroporto a Benevento è stata inizialmente bocciata della Regione Campania, i cui consulenti hanno, tra l’altro, evidenziato la presenza di rilievi collinari, sia longitudinalmente che trasversalmente all’asse di pista proposta, che interferirebbero con il profilo libero richiesto per le operazioni strumentali. Una tesi smentita dalle controdeduzioni recentemente elaborate dall’Università degli Studi del Sannio per conto del Comune di Benevento. Secondo il professor Andrea Tocchetti, che ha coordinato lo studio, “è stato ampiamente dimostrato che è possibile utilizzare la pista di volo in diverse configurazioni d’uso: la direzione 31 per l’avvicinamento strumentale e la direzione 13 per quello non strumentale”. Un altro rilievo riguardava il bacino d’utenza, ritenuto alquanto limitato in conseguenza del ridotto numero di abitanti della provincia di Benevento. “Le stime sui flussi di passeggeri presenti e futuri hanno individuato una precisa funzione dell’infrastruttura, soprattutto in considerazione del previsto aumento di pellegrini diretti a Pietrelcina e della vastità del bacino d’utenza, che va al di là dei confini provinciali – spiega ancora il professor Tocchetti -. Un aspetto importante è rappresentato dal trasporto di merci: basti pensare alle coltivazioni di ortaggi e di frutta o alle altre produzioni locali esistenti anche nelle limitrofe province di Avellino, Caserta, Campobasso e Foggia o alle attività produttive industriali, che nella parte di territorio irpino confinante con il Sannio, sono molto intense ed in continuo aumento. In questo senso, quindi, è prevedibile l’ulteriore sviluppo di iniziative produttive fortemente orientate ai mercati esterni, con un conseguente aumento di mobilità interprovinciale”.

BILLY NUZZOLILLO (dal Sole 24 Ore Sud del 14/01/2004)

Sannio, attivo nel centro Ict un incubatore da 700mila euro

Pubblicato il 12 Gennaio 200420 Settembre 2026 by Billy Nuzzolillo

Si rafforza a Benevento il polo regionale nel settore dell’Ict. Dallo scorso dicembre è stato, infatti, attivato l’incubatore per le imprese promosso dal Parco scientifico e tecnologico di Salerno e delle aree interne della Campania, che si inserisce nell’ambito del Centro regionale di competenza Ict, coordinato dall’Università del Sannio. La struttura è stata insediata nell’Istituto tecnico “Bosco Lucarelli” di Benevento in un immobile suddiviso su due piani, con sei box di quaranta metri quadrati, ed offre un insieme di spazi attrezzati per favorire condizioni ottimali per l’insediamento di nuove imprese che operano nel settore informatico e delle telecomunicazioni.

“Per realizzare la struttura – spiega il presidente del Parco scientifico e tecnologico di Salerno e delle aree interne della Campania, Floriano Panza – sono stati investiti circa 700.000,00 euro, di cui il 70 per cento a carico della Regione. Fondamentale è stato soprattutto il ruolo della Provincia. L’insediamento di imprese in una unica sede consente di raggiungere crescenti economie di scala nella gestione dei servizi, sia di struttura che a valore aggiunto. L’incubatore rappresenta l’anello di congiunzione tra il mondo accademico ed il sistema delle imprese”.  Al momento sono tre le aziende insediate, tra cui la Tek Up, che si occupa di metrologia elettrica e metrologia ambientale.

E proprio l’azienda di Casalecchio di Reno (BO) ha realizzato nell’incubatore un nuovo laboratorio metrologico, il primo del Sud Italia. Si tratta di un Centro Sit (Servizi italiani taratura) per la misurazione delle grandezze elettriche.

“Stiamo esaminando altre cinque domande per assegnare gli ultimi tre spazi – spiega ancora il presidente Panza – e, visto l’interesse suscitato dall’iniziativa, pensiamo di acquisire anche un capannone dismesso attiguo alla nostra sede di viale S. Lorenzo per ricavare altri sei box”.

Tra le domande in attesa di essere esaminate vi è anche quella della società Mosaico Monitoraggio Integrato, una spin-off promossa da un gruppo di ricercatori dell’Università del Sannio guidati dal professore Luigi Glielmo, direttore del Dipartimento di Ingegneria. La nuova azienda punta, tra l’altro, allo sviluppo di un sistema di monitoraggio e tracciatura della produzione vitivinicola. Un settore, quest’ultimo, che nel Sannio sta raggiungendo punte di eccellenza.

BILLY NUZZOLILLO (da IL SOLE 24 ORE – SUD del 12 gennaio 2004)

Alberti, dove lo Strega crea ‘filtri d’amore’

Pubblicato il 9 Gennaio 200420 Settembre 2026 by Billy Nuzzolillo

Benevento – L’immagine della produzione dolciaria sannita è indissolubilmente legata all’Industria Alberti.
Quella che produce lo Strega, uno dei liquori italiani più antichi e conosciuti nel mondo, celebrato da film come “Ossessione” di Luchino Visconti, “Matrimonio all’italiana” con Marcello Mastroianni, “Ieri, Oggi e Domani” o “Pane e Tulipani”.
Nel 1860 Giuseppe Alberti, originario di S. Felice a Cancello, a causa dei moti carbonari si rifugiò a Benevento al seguito del padre Carmine Vincenzo, perseguitato dai Borboni per le sue idee liberali. Dopo essere stato un abile commerciante di vini, decise di fondare nel capoluogo sannita una fabbrica di liquori, che inizialmente produceva soltanto un infuso distillato da una sola erba, seguendo un’antica e segreta ricetta, carpita dai monaci. L’azienda stentava a decollare ed allora il giovane Alberti, consapevole del fascino e dell’interesse popolare per la leggenda delle streghe di Benevento, decise di abbinare la nascita del suo liquore al mito, ancora vivo, secondo cui esisteva un filtro d’amore, preparato dalle streghe per unire per sempre le coppie che lo bevevano. Nacque così il liquore Strega. L’azienda estese la sua attività al settore dolciario, divenendo leader nella produzione dei torroni.

Altra presenza storica nel capoluogo sannita è quella delle Fabbriche Riunite Torrone di Benevento.
All’inizio del secolo alcuni piccoli produttori di torrone decisero di unire le loro forze per creare una grande fabbrica di torrone.
Prima il periodo bellico, poi l’alluvione del 1949, che provocò danni ingentissimi alla città, determinarono una situazione di crisi, al punto che si parlò persino di chiusura.
Nel 1955 il mastro torronaio Mario Rosa diventò socio unico e presidente di amministrazione delle Fabbriche Riunite. Superate le iniziali difficoltà, la passione e la lunga esperienza nell’arte del torrone di Rosa determinarono un rilancio dei prodotti delle Fabbriche Riunite. Si tornò all’iniziale splendore.

Alla morte di Mario Rosa, avvenuta nel 1955, gli successero i figli, che continuarono la produzione secondo le antiche tecniche tramandate dal genitore ed avviarono un processo di ammodernamento dell’azienda.
Oggi le Fabbriche Riunite sono la più importante azienda, dopo l’Industria Strega Alberti. “La fragranza, il sapore ed profumo dei torroni – ci tengono a sottolineare i componenti della famiglia Rosa – sono gli stessi di un secolo fa”.

 

BILLY NUZZOLILLO (dal Sole 24 Ore Sud del 9/01/2004)

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Dopo aver scritto di politica, cronaca ed economia per varie testate giornalistiche (tra cui il Sole 24 Ore, il settimanale Sette del Corriere della Sera, la Voce di Indro Montanelli e il Corriere del Mezzogiorno), da qualche anno sono tornato al primo amore: il gioco del calcio. Attualmente sono anche opinionista di OttoChannel e Radio Napoli Centrale.

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