Un sistema di comunicazione su fibra ottica che consentirà di gestire e controllare in tempo reale la sicurezza delle ferrovie. Si tratta di uno dei quattro progetti approvati dal Miur ed in fase di realizzazione presso il Centro regionale di competenza per l’Ict, ubicato presso l’Università del Sannio.
Il progetto, denominato “Securferr” (Sistema optoelettronico per il miglioramento della sicurezza negli impianti ferroviari), è coordinato dal professor Antonello Cutolo e vede coinvolti la Circumvesuviana, la NextiraOne, la Taknow Mind, la II Università di Napoli, gli istituti Irea ed Imcb del Cnr, oltre che il Dipartimento di Ingegneria dell’Università del Sannio.
“Questo sistema – spiega l’ingegner Pasquale Rullo, responsabile dell’Ict della Circumvesuviana – punta al controllo della temperatura e delle deformazioni dei binari, della temperature nelle gallerie e delle sovracorrenti nelle funi di guardia. I risultati di questo progetto, inserito in una più ampia strategia che punta a trasformare le reti di telecomunicazioni in sistemi per il monitoraggio e la sicurezza dell’ambiente, potranno essere facilmente trasferiti ed adattati ad altri sistemi, come il monitoraggio degli edifici o il controllo della temperatura nel sottosuolo di aree vulcaniche. Il vantaggio principale di questa tecnica consiste nel fatto che la rete di sensori coincide con la rete di telecomunicazioni, senza intaccarne la qualità”.
E nel programma di cooperazione tra atenei, centri di ricerca e aziende operanti nel settore della ricerca applicata, attuato dal Centro di competenza del Sannio, rientrano anche altri tre progetti: “Service Ware”, “C-Cubo” e “Rest”.
“Grazie a questo pacchetto di progetti – spiega il rettore dell’Università del Sannio, Aniello Cimitile -, assieme ai gruppi privati coinvolti, abbiamo intercettato risorse per circa 28 milioni di euro, interamente destinati alla ricerca scientifica. Il nostro, del resto, è il primo Centro di competenza che arriva alla verifica”.
Presso la sede di via Traiano c’è soddisfazione per il lavoro svolto in questo primo anno e mezzo di attività. “Oltre a questi quattro progetti in fase di realizzazione – dichiara il manager del Crdc, Sergio Betti -, abbiamo due progetti a investimento, otto prossimi alla presentazione e tre in fase di scrittura”.
Il progetto “ServiceWare” (Tecnologie innovative per i servizi a valore aggiunto), che ha come partner l’ateneo sannita, la Sema, l’Università Federico II e la Seconda Università di Napoli, prevede un’attività di ricerca sulle tecnologie software per la realizzazione di servizi a valore aggiunto (Vas) sulle reti dei cellulari di terza generazione.
Il progetto “C-Cubo” (la denominazione fa riferimento alla creazione, certificazione e classificazione di servizi software) è frutto, invece, della collaborazione tra il Centro di competenza e la Engineering spa e punta alla creazione di un sofisticato motore di ricerca dei servizi software, in grado di ricercare, collegare e interrogare di volta in volta i servizi che massimizzino i parametri fissati dagli utenti, come il prezzo, la velocità, la precisione o altro ancora. Il sistema fornirà, inoltre, meccanismi di certificazione sia degli acquirenti ed utilizzatori che dei fornitori.
Il progetto “Rest” (Integrazione di nuove tecnologie per sistemi wireless a basso impatto elettromagnetico) vede, infine, coinvolti la STMicroelectronic, l’Alcatel, l’Antech, l’Università del Sannio, l’Università Federico II e l’Università Partenope e punta all’acquisizione delle competenze necessarie per progettare e realizzare sistemi di comunicazione wireless capaci di ridurre l’impatto ambientale e i livelli di picco dei campi elettromagnetici.
“Un progetto importante – spiega Antonio Cimmino dell’Alcatel -, soprattutto in relazione alle aree ad alta densità di popolazione, dov’è necessario ridurre i livelli di picco dei campi elettromagnetici, senza intaccare la qualità dei collegamenti wireless”.
BILLY NUZZOLILLO (dal Sole 24 Ore Sud del 24/3/04)

