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Asse Nord-Sud per il torrone doc

Pubblicato il 9 Gennaio 200420 Settembre 2026 by Billy Nuzzolillo

Benevento – Creare un’associazione a livello nazionale per tutelare e valorizzare le origini storiche del torrone e le specificità e diversità del prodotto nelle varie aree di produzione: è questo l’obiettivo dell’iniziativa promossa nei giorni scorsi dalla Camera di Commercio di Benevento ed accolta con grande entusiasmo dal presidente dell’ente camerale di Cremona, Giandomenico Auricchio.
“Oltre alle due principali aree del torrone, e cioè Cremona e Benevento – spiega il presidente dell’ente camerale sannita, Roberto Costanzo – altre città e territori conservano testimonianze di una tradizione legata alla produzione e all’arte del torrone: basti pensare al torrone di Asti, a quello di Alba e delle Langhe. In Sardegna è celebre quello di Tonara, dalla provincia di Avellino proviene il torrone di Ospedaletto d’Alpinolo e Dentecane. A Tolentino e Camerino, si concentra la produzione delle Marche, mentre in Sicilia il prodotto lega il suo nome a Caltanisetta. Vanno, infine, ricordati il torrone di Sulmona e quello dell’Aquila, in Abruzzo. Di qui l’idea di riunire queste realtà in un’associazione “Città del Torrone”, alla quale potranno aderire tutti i comuni la cui economia è storicamente legata alla produzione di torrone”.
L’assessore allo Sviluppo Economico di Cremona, Luigi Baldani, ed il vice sindaco di Benevento, Gianfranco Ucci, già sono al lavoro per preparare una bozza di statuto e in questi giorni inizieranno a sondare la disponibilità degli altri centri interessati all’iniziativa.
L’associazione, sul modello di quella delle “Città del Vino”, punterebbe a tutelare il torrone di qualità e le attività di produzione di ciascuna area interessata, rafforzandone il legame con il territorio e le tradizioni storico-culturali di appartenenza.
“Con il varo di quest’associazione – spiega il vice sindaco Ucci – migliorerebbe il rapporto tra produttori di torrone ed enti in modo da consentire una maggiore tutela della qualità e della specificità territoriale. Si potrebbe puntare, inoltre, a promuovere la conoscenza del torrone di origine italiana all’estero, favorendone la commercializzazione sui mercati internazionali. L’associazione potrebbe, poi, promuovere iniziative, eventi o rassegne; formulare indirizzi di formazione e di specializzazione di specifici profili professionali. Ed, infine, potrebbe promuovere un’offerta turistica integrata, sull’esempio delle Strade del Vino”.
La produzione del torrone è da secoli parte integrante della storia e della cultura del Sannio. Nonostante sia diffusa la tendenza ad identificare il torrone con la città capoluogo, l’area geografica di riferimento si estende anche in provincia, soprattutto nel polo di San Marco dei Cavoti.
“E’ qui – chiarisce Costanzo – che fattori naturali come la flora, il clima e la disponibilità di materie prime hanno agevolato la produzione di questo prodotto. Elementi determinanti per la qualità sono, infatti, le infiorescenze locali, che permettono un’abbondante produzione di miele, ed il clima collinare, che consente l’avvio della produzione sin dalla fine dell’estate”.
“La riscoperta del torrone – aggiunge il vice sindaco Ucci – va attribuita al successo ottenuto sul mercato dai torroncini monoporzione, le cui vendite sono aumentate del 30% circa nell’ultimo decennio. Nella provincia di Benevento è, in pratica, concentrata buona parte della produzione italiana: ogni anno, infatti, vengono prodotte circa 1.000 tonnellate di torrone per un importo di circa 10 miliardi di euro”.
Accanto ai due principali produttori, l’Industria Strega Alberti e le Fabbriche Riunite Torroni di Benevento, vi sono molte piccole e medie aziende, ancora poco conosciute dal mercato.
Aziende che sperano nel prossimo riconoscimento dell’Igp per il Torrone di Benevento e per il Torroncino croccantino di San Marco dei Cavoti e seguono con particolare interesse l’iniziativa relativa all’associazione, da cui potrebbe dipendere il definitivo decollo del settore
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BILLY NUZZOLILLO (dal Sole 24 Ore Sud del 9/01/2004)

Dop in vista per gli oli sanniti

Pubblicato il 3 Dicembre 200320 Settembre 2026 by Billy Nuzzolillo

Benevento – Con oltre 80.000 quintali di olio all’anno per un valore complessivo di circa 30 milioni di euro, il Sannio occupa il secondo posto, dopo la provincia di Salerno, nella produzione regionale campana.

“I dati riferiti alla campagna oleicola 2000-2001 riferiscono di una superficie olivetata pari a 13.124 ettari, mentre il numero delle piante rilevate è di 2.693.185 – spiega Roberto Costanzo, presidente della Camera di Commercio di Benevento –. Si stima, inoltre, che negli ultimi cinque anni, anche per effetto degli interventi a sostegno del comparto, siano stati impiantati circa 200 ettari di oliveti, molti dei quali rispondono ai requisiti per l’iscrizione all’albo degli oliveti a denominazione di origine protetta”.

Una produzione destinata, quindi, ad aumentare sensibilmente nei prossimi anni, come conferma il direttore provinciale della Coldiretti, Angelo Milo: “La maggior parte degli uliveti impiantati con i fondi Pop del quinquennio 1994/99 ancora non hanno raggiunto una produzione standard. Ciò avverrà nei prossimi anni e comporterà, ovviamente, un notevole aumento della produzione. Un aumento che, non sempre, però potrebbe corrispondere ad un miglioramento della qualità. In compenso, però, è in dirittura d’arrivo il riconoscimento delle Dop per gli oli extravergini di oliva prodotti nel Sannio, e cioè quelli delle Colline Beneventane (caratterizzati dalla varietà autoctona Ortice) e quelli del Sannio Caudino-Telesino (prodotti principalmente con la varietà Ortolana, Racioppella e Sprina). Questo riconoscimento credo che finirà per incidere positivamente sulla qualità complessiva della nostra produzione. C’è da augurarsi, insomma, che accada quello che è già successo con la vitivinicoltura, che negli ultimi anni ha fatto registrare una forte impennata in termini di miglioramento della qualità”.

Alla Coldiretti sono fiduciosi e, per questo motivo, hanno intensificato le iniziative di sostegno al settore olivicolo. “Attraverso l’Aprol, che è la nostra associazione dei produttori di olio – spiega ancora Milo – stiamo lavorando per realizzare un centro di stoccaggio ed imbottigliamento dell’olio extravergine. Un’iniziativa che è stata finanziata nell’ambito del Patto Territoriale per l’Agricoltura della provincia di Benevento. La spesa prevista è di circa 4,6 miliardi delle vecchie lire, parte della quale dovrà essere sostenuta dagli stessi produttori. Inoltre, stiamo svolgendo un’azione di sensibilizzazione per quanto riguarda l’ipotesi di riforma dell’Ocm, che comporterà problemi analoghi a quelli che stiamo vivendo per il settore del tabacco, e per quanto riguarda la nuova normativa che impone l’etichettatura dei recipienti che contengono l’olio “.

A testimoniare l’eccellente qualità e la spiccata tipicità della produzione olivicola sannita vi sono, poi, gli studi scientifici effettuati in quest’ultimo decennio da varie Università e dalla Regione, oltre che i riconoscimenti ottenuti dagli oli sanniti in vari concorsi di livello nazionale.

“In questa fase – conclude il presidente Costanzo – occorre approfondire il lavoro effettuato sulla razionalizzazione delle tecniche di coltivazione, estrazione e conservazione degli oli per giungere ad una definizione delle peculiarità delle diverse aree produttive e delle rispettive varietà colturali. In questo modo si potranno esaltare le note di tipicità di ciascuna zona e, soprattutto, fissare le caratteristiche del prodotto in relazione all’ambiente di coltivazione, alla composizione chimica, al corredo aromatico, alle pratiche agronomiche ed alle tecniche estrattive”.

BILLY NUZZOLILLO (dal Sole 24 Ore Sud del 3/12/2003)

A. Grasso (Cia): “Il comparto olivicolo è debole”

Pubblicato il 3 Dicembre 200320 Settembre 2026 by Billy Nuzzolillo

Benevento – “Il comparto olivicolo è oggi strutturalmente debole per la tipologia delle aziende, per la non forte presenza di filiere, sia corte che lunghe, per la forte frammentazione fondiaria e per una vecchia tipologia di impianto degli uliveti. Tipologia che, se da un lato consente di conservare un paesaggio agrario bellissimo, dall’altro comporta costi di produzione molto elevati, in particolar modo per la raccolta, che di fatto è totalmente manuale”. 

L’analisi è del presidente provinciale della Confederazione italiana agricoltori, Aurelio Grasso, che aggiunge: “L’olivicoltura sannita può avere un futuro solo se sarà in grado di trasformare i suoi attuali punti di debolezza in punti di forza. La tipologia di impianto, con forte presenza di varietà pregiata, è un punto di debolezza per i suoi alti costi nella raccolta manuale, ma è anche un importante punto di forza per l’alta qualità che questo tipo di raccolto può assicurare al prodotto finale. Poi c’è il vantaggio di un clima e di una esposizione territoriale sicuramente favorevoli. La conquista di un mercato per ricchi o per buongustai necessita, però, di una forte accelerazione verso processi di filiera produttiva completa, con l’obiettivo di arrivare sul mercato con un prodotto ben confezionato, con una etichettatura che garantisca al consumatore la qualità, la tracciabilità e l’origine del prodotto. Infine, questa scelta va supportata con l’accelerazione dell’iter per l’approvazione delle nostre due D.O.P. olivicole e con una convinta politica di valorizzazione”.  

Il presidente della Cia, infine, non esclude la possibilità in futuro di riconvertire parte dell’attuale produzione tabacchicola in produzione olivicola o vitivinicola. “Oggi – conclude Grasso-, con il sistema delle quote esistenti in questi settori, lo sbocco per quanti decidessero di abbandonare la tabacchicoltura è sbarrato. In futuro l’olivicoltura e la vitivinicoltura potrebbero anche diventare una valida alternativa, se tutti insieme, parti sociali ed istituzioni, trovassimo il coraggio di presentare un progetto di riconversione per la parte non competitiva della nostra tabacchicoltura, chiedendo all’Unione Europea di trasformare la quota tabacchicola in quota di produzione vitivinicola e olivicola. Fermo restando, ovviamente, l’esigenza di difendere il settore tabacchicolo ed assicurargli una riforma che contenga una durata analoga a quella prevista per gli altri settori della nuova Pac, e cioè fino al 2013, con il mantenimento dell’attuale budget finanziario”.  

BILLY NUZZOLILLO (dal Sole 24 Ore Sud del 3/12/2003)

Pietrelcina, il miracolo è rimandato

Pubblicato il 28 Novembre 200320 Settembre 2026 by Billy Nuzzolillo

Benevento – A Pietrelcina, paese natale di Padre Pio, erano in molti a sperare che con la santificazione del frate con le stimmate, avvenuta il 16 giugno dello scorso anno, potesse aumentare il flusso di turisti.  L’auspicato boom, però, non c’è stato e quest’anno il numero dei visitatori probabilmente si attesterà, ancora una volta, intorno al milione e mezzo.

Eppure su Pietrelcina negli ultimi anni sono affluiti ingenti somme di denaro. Recentemente si è registrato anche un attentato ad un’azienda impegnata nella costruzione di un asse viario nella zona Pip. Un segnale evidente, quindi, che anche il racket delle estorsioni ha concentrato la sua attenzione sul piccolo centro alle porte di Benevento.

“Si tratta, senza dubbio, di un episodio inquietante – spiega il sindaco Domenico Masone -, soprattutto se si pensa ai molti lavori che stanno per partire, tra cui quelli relativi alla Cittadella del turismo, promossa dal Cit e dalla Regione Campania, il cui investimento finale ammonta a circa 75 milioni di euro”.

Somma a cui vanno aggiunti altri 8,5 milioni di euro provenienti dal Pit “Padre Pio”: più di 5 milioni destinati alla riqualificazione del nucleo antico ed al collegamento infrastrutturale viario, ricettivo ed informativo; oltre 1 milione e 33mila euro per l’adeguamento della strada statale che collega i comuni di Pago Veiano e Pietrelcina; 2 milioni e 375mila euro, infine, per l’infrastrutturazione delle aree industriali.

Senza dimenticare, inoltre, che nella scorsa legislatura il parlamento ha approvato una legge che ha concesso un fondo speciale di 10 miliardi di lire, destinato alla predisposizione di servizi e locali di accoglienza dei pellegrini ed al miglioramento delle infrastrutture. Per superare l’ostruzionismo della Lega, l’allora sindaco di Benevento ed attuale sottosegretario al Welfare, Pasquale Viespoli, portò Roberto Maroni nel paese di Padre Pio e lo fece incontrare con il sindaco Domenico Masone.

Nei confronti di Pietrelcina ha sempre mostrato grande interesse anche il Presidente della Giunta Regionale della Campania, Antonio Bassolino: nel gennaio dello scorso anno la Giunta Regionale della Campania ha concesso un contributo di 150.000 euro per allestire una nuova e moderna segnaletica stradale e per consentire un’adeguata informazione a fedeli e turisti sul sistema di viabilità. E, contestualmente, ha approvato il disegno di legge con cui il comune di Pietrelcina, che conta una popolazione di circa 3.000 abitanti, viene equiparato ad un Comune di popolazione di 15.000 abitanti, per quanto riguarda tutte le funzioni amministrative di competenza della Regione e, conseguentemente, le assegnazione finanziarie.
“Il comparto del turismo religioso – spiega Vincenzo Lombardi, noto imprenditore locale e componente della giunta nazionale di Federturismo – costituirà sempre più una ricchezza capace di generare flussi turistici, anche in bassa stagione. Ma per fare un buon turismo non bastano le risorse, ma è necessario mettere in atto anche delle valide strategie di marketing ed intervenire opportunamente su strutture ed infrastrutture. In questo senso a Pietrelcina c’è ancora molto da fare “.

Anche sui modelli di sviluppo da seguire Lombardi è molto chiaro: “Non bisogna cadere nell’errore di trasformare il paese in una nuova San Giovanni Rotondo. Sarebbe, infatti, un errore imperdonabile puntare su una cementificazione selvaggia, senza preservare l’ambiente. Qui non c’è bisogno di una sorta di Las Vegas del turismo religioso. Bisogna, invece, puntare sulla connotazione spirituale. Chi viene a Pietrelcina deve trovare pace e serenità ed un territorio incontaminato, capace di preservare la bellezza del paesaggio e della natura”. Una prospettiva che non si concilia con il progetto di costruzione di una centrale termoelettrica, da parte dell’Ansaldo, in contrada Saglieta a Paduli. Una zona che, in linea d’area, dista solo pochi chilometri da Pietrelcina. Di qui i timori e la ferma opposizione al progetto da parte di ambientalisti ed amministratori locali.

Negli ultimi tempi, infine, il paese che ha dato i natali a Francesco Forgione lamenta anche lo scarso interesse mostrato dai mass-media. “Fino a qualche tempo fa – spiega ancora Vincenzo Lombardi – Pietrelcina era al centro di moltissime trasmissioni televisive, soprattutto in occasione della beatificazione di Padre Pio. Poi, man mano, l’interesse è scemato ed oggi la nostra cittadina è quasi del tutto ignorata dal sistema dei media. Ecco perché è necessario studiare ed attuare delle iniziative che siano in grado di suscitare l’interesse di giornali e televisioni”.

BILLY NUZZOLILLO (dal Sole 24 Ore Sud del 28/11/2003)

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Dopo aver scritto di politica, cronaca ed economia per varie testate giornalistiche (tra cui il Sole 24 Ore, il settimanale Sette del Corriere della Sera, la Voce di Indro Montanelli e il Corriere del Mezzogiorno), da qualche anno sono tornato al primo amore: il gioco del calcio. Attualmente sono anche opinionista di OttoChannel e Radio Napoli Centrale.

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