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Categoria: Sole 24 Ore

Emergenza idrica, al setaccio 730 sorgenti

Pubblicato il 13 Febbraio 200420 Settembre 2026 by Billy Nuzzolillo

Benevento – Dopo l’emergenza idrica della scorsa estate, il Sannio corre ai ripari. Finanziato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, dall’Alto Calore Servizi e dalla Camera di Commercio di Benevento, è stato infatti realizzato uno studio sugli aspetti idrogeologici del territorio.
La ricerca è stata condotta dal dipartimento di Studi Geologici ed Ambientali dell’Università del Sannio e dal Dipartimento di Geofisica e Vulcanologia dell’Università “Federico II” di Napoli.
Un lavoro che ha consentito di censire circa 730 sorgenti di portata generalmente variabile: da meno di un litro ad alcuni litri al secondo. Se si escludono i serbatoi carbonatici del monte Taburno, del monte Camposauro, del monte Mutria e di parte dei monti di Durazzano e le aree di pianura alluvionale dei fiumi Calore e Sabato, la restante parte del territorio beneventano è, infatti, generalmente caratterizzata dall’affioramento di piccole fonti.
“Quest’ultime sono fonti di modesta entità, che singolarmente considerate non risolvono l’emergenza, ma che possono assumere un’importanza notevole nell’ipotesi di un riassetto e di una riorganizzazione ottimale della gestione del servizio idrico” chiarisce Sabino Aquino dell’Alto Calore Servizi.
Secondo la ricerca, infatti, la possibilità di utilizzare piccole fonti non ancora sfruttate o di riqualificare le opere di captazione esistenti, spesso obsolete o inadeguate, potrebbe consentire di far fronte alla crescente domanda di risorse idriche.

Un domanda che ha avuto una notevole impennata negli ultimi anni a causa dell’aumento dei consumi indotti dall’espansione urbanistica e dal proliferare di attività agricole specializzate e di nuovi insediamenti industriali: basti pensare che le aliquote relative ai fabbisogni previste per il 2015 dal Piano regolatore generale degli acquedotti sono state già abbondantemente raggiunte ed, in moltissimi casi, addirittura superate.

“Questo studio – spiegano Francesco Maria Guadagno e Libera Esposito dell’Università degli studi del Sannio – ha consentito la stesura di un catasto delle risorse idriche sotterranee e l’acquisizione di una moltitudine di dati utili alla definizione del bilancio idrico complessivo. Un lavoro, insomma, che potrebbe servire per evitare un sovrasfruttamento degli acquiferi maggiormente utilizzati per scopi idropotabili”.

Sovrasfruttamento che ha già determinato conseguenze negative lungo i fiumi Calore e Sabato, che in alcuni periodi dell’anno in molti tratti risultano praticamente asciutti o caratterizzati da portate d’acqua irrisorie, per lo più inquinate da scarichi fognari. Senza dimenticare, poi, che il monitoraggio delle sorgenti effettuato nell’ultimo ventennio ha evidenziato una chiara tendenza all’esaurimento e che le caratteristiche di vulnerabilità del territorio favoriscono condizioni di potenziale inquinamento delle falde acquifere. Un esempio, in tal senso, viene dalla piana alluvionale di Benevento, dove uno dei pozzi utilizzati per l’approvvigionamento idrico è stato disattivato perché inquinato.

“In questo senso – spiega ancora Pietro Celico dell’Università degli studi “Federico II” di Napoli – vanno individuati specifici interventi per prevenire il decadimento qualitativo delle acque. Penso, ad esempio, all’imposizione di vincoli territoriali. In pratica, se da una parte appare necessario un efficace governo delle acque di circolazione superficiale attraverso la manutenzione degli alvei, dall’altra è importante procedere alla valorizzazione delle risorse idriche disponibili, salvaguardandole da possibili deterioramenti”.

Dallo studio emerge, infine, la necessità di creare dei bacini di ritenuta, i cosiddetti laghetti collinari, che, assieme al previsto utilizzo dell’invaso di Campolattaro, potrebbero costituire un’importante riserva idrica aggiuntiva.
BILLY NUZZOLILLO (dal Sole 24 Ore Sud del 13/02/2004)

Sannio, il nodo dei collegamenti

Pubblicato il 30 Gennaio 200420 Settembre 2026 by Billy Nuzzolillo

Benevento – “Se non si procede in tempi rapidi al raddoppio della superstrada Caianello-Telese-Benevento si rischia di spostare altrove il baricentro dei collegamenti tra Tirreno ed Adriatico”. A lanciare l’allarme è il sottosegretario al Welfare, Pasquale Viespoli. L’arteria, che consente di risparmiare oltre 40 chilometri a quanti da Roma si dirigono verso la Puglia e viceversa, è ormai al collasso. A testimoniarlo vi sono le circa cento persone decedute nell’ultimo decennio a causa di incidenti stradali.

Un vera e propria emergenza, insomma, come ribadisce anche il Presidente della Provincia, Carmine Nardone: “Attualmente la superstrada Caianello-Telese-Benevento costituisce una sorta di strozzatura nei collegamenti tra Nord ed Sud. Nel corso degli anni è, infatti, via via aumentato il cosiddetto traffico pesante. L’attuale tracciato è, quindi, insufficiente ad assolvere alla sua funzione di cerniera tra i due versanti della fascia appenninica. Di qui l’assoluta necessità di risolvere in tempi ristretti quest’emergenza”.

L’opera è stata definita prioritaria dallo Comitato interministeriale per la programmazione economica e l’Anas ha già realizzato un primo studio di fattibilità.

“La costruzione del sistema territoriale in atto negli ultimi anni nel Sannio va accompagnata da dotazioni infrastrutturali divenute oramai improrogabili – aggiunge l’ex sindaco del capoluogo sannita, Pasquale Viespoli -. Di recente, ad esempio, il ministero delle Finanze ha autorizzato l’apertura a Benevento di una struttura doganale. Per questo occorre accelerare i tempi e puntare sul potenziamento della tratta ferroviaria Caserta-Benevento-Foggia, sulla costruzione dell’aviosuperficie di terzo livello e sulla realizzazione del collegamento autostradale Caserta-Benevento. Opere che hanno un valore strategico, che va ben al di là della dimensione locale”.

Benevento, com’è noto, è l’unico capoluogo di provincia della Campania a non essere direttamente collegato all’autostrada: il relativo casello, infatti, si trova a Castel del Lago, in territorio irpino, a circa 15 chilometri di distanza dal centro della città. Il progetto di collegamento autostradale tra Napoli e Bari inizialmente prevedeva l’attraversamento del Sannio. Poi, l’intervento dell’allora potentissimo ministro irpino, Fiorentino Sullo, determinò un irrazionale allungamento del percorso verso Avellino.

“Eppure – spiega ancora il presidente Nardone – già i Romani avevano capito che per raggiungere Bari da Roma occorreva passare per il capoluogo sannita, che infatti fu uno dei principali snodi della “regina viarum”, e cioè l’Appia”.

Il Governatore, Antonio Bassolino, fece inserire il progetto per la costruzione dell’autostrada Caserta-Benevento nell’Intesa istituzionale siglata con il governo Berlusconi il 18 dicembre del 2001. Un asse viario lungo 45 chilometri, il cui costo finale dovrebbe aggirarsi attorno ai 900 milioni di euro, che salderà l’A3 Roma-Napoli con l’A16 Napoli-Bari attraverso la valle Caudina.

“Un’opera – aggiunge Nardone – che, assieme al raddoppio della Caianello-Telese-Benevento ed alla costruzione dell’aeroporto di terzo livello, costituisce uno strumento indispensabile per rafforzare il processo di crescita in atto nel Sannio. Del resto, come Provincia, siamo stati i primi in Italia ad appaltare un’opera inserita nella cosiddetta legge-obiettivo: mi riferisco al completamento della Fondo Valle Isclero, per cui è previsto un investimento di circa 62 milioni di euro, concessi dal Comitato interministeriale per la programmazione economica. Un’opera destinata a creare forti sinergie di sviluppo economico tra le valli Caudina e Telesina e collegamenti più rapidi con la grande viabilità nazionale”.

Sull’attuale progetto dell’autostrada Caserta-Benevento non tutti, però, sono d’accordo. “Ritengo che il percorso vada rivisto – chiarisce il sottosegretario Viespoli – poiché in prospettiva diventa fondamentale l’allaccio diretto al nascente polo Nola-Marcianise-Grazzanise”.

Un tesi, però, che il presidente della Provincia Nardone non condivide: “L’opera, rientrando nell’Accordo quadro per la viabilità, sarà sottoposta alle necessarie valutazioni da parte degli enti interessati. In questo senso sono tranquillo poiché confido molto nelle capacità di programmazione dell’assessore regionale ai Trasporti, Ennio Cascetta, che ha fin qui dimostrato ampia competenza e particolare interesse per le prospettive di sviluppo delle aree interne della Campania”.


BILLY NUZZOLILLO (dal Sole 24 Ore Sud del 30/01/2004)

Costanzo Jannotti Pecci: “Sviluppo penalizzato”

Pubblicato il 30 Gennaio 200420 Settembre 2026 by Billy Nuzzolillo

Benevento – “Da decenni affermiamo che per avviare processi di sviluppo concreti e duraturi, per dare vita a circuiti economici virtuosi, il territorio sannita ha bisogno di alcune precondizioni, sia per quanto riguarda gli operatori locali che per quanto riguarda la capacità di attrarre investimenti dall’esterno. Occorre, cioè, creare un humus che favorisca la crescita e che renda competitiva l’area”.  A ribadirlo è Costanzo Jannotti Pecci, dal 2002 al vertice della locale Confindustria, oltre che presidente nazionale di Federturismo e Federterme.

“Basta guardare gli indici sulla dotazione infrastrutturale del territorio sannita, in relazione anche alle altre province campane, per rendersi conto che siamo sempre collocati all’ultimo posto – prosegue Jannotti Pecci -. Un gap storico, che finalmente si sta cercando di colmare attraverso una corretta e mirata politica infrastrutturale. Una politica di programmi e progetti, frutto di uno sforzo sinergico e di intese istituzionali tra i vari soggetti presenti sul territorio: dalla Provincia al Comune capoluogo, dalla Confindustria alle organizzazioni sindacali”.

Il riferimento è, innanzitutto, all’intesa istituzionale tra Governo e Regione Campania del 2001, che prevede la costruzione dell’autostrada Caserta-Benevento. Un intervento che da solo, però, non basta a risolvere i problemi legati all’atavico isolamento delle zone interne della Campania.

Per il leader degli industriali, che è anche amministratore delegato dell’Impresa Minieri Spa, a cui fanno capo le terme di Telese ed il Grand Hotel, vi sono anche altre priorità da affrontare: “Oltre al collegamento veloce con Napoli, va creato un sistema a rete: penso al raddoppio della Telese-Caianello, all’aeroporto di terzo livello, alla diga di Campolattaro, al sistema di cablaggio di alcune aree strategiche della provincia, ad iniziare dal comune capoluogo. Confindustria, considerando queste opere urgenti ed indispensabili, svilupperà nei prossimi mesi il massimo dell’impegno affinché esse vengano cantierate nel corso dell’anno o, quanto meno, vengano inserite in una programmazione esecutiva a breve termine. Punteremo, inoltre, ad un raccordo operativo con le associazioni di Caserta, Avellino o Campobasso, anch’esse interessate alla realizzazione di alcune opere, così come coinvolgeremo attivamente anche la Fondazione Mezzogiorno Tirrenico, in modo da avere un adeguato supporto logistico”.
BILLY NUZZOLILLO (dal Sole 24 Ore Sud del 30/01/2004)

Luigi Bocchino: “Abbiamo le carte in regola”

Pubblicato il 14 Gennaio 200420 Settembre 2026 by Billy Nuzzolillo

Benevento – Le alternative a Capodichino, che diventerà un “city airport”, saranno lo scalo internazionale di Grazzanise, nel casertano, e quello di Pontecagnano, nel salernitano. Nel futuro sistema aeroportuale campano dovrebbe, però, trovare spazio anche lo scalo di Capua che, secondo lo studio di fattibilità elaborato dalla Naco per conto della Regione Campania, presenterebbe condizioni “tecniche” più favorevoli rispetto a Benevento.
“Attraverso l’Università del Sannio – spiega l’assessore al Patrimonio del Comune di Benevento, Luigi Bocchino – abbiamo presentato le nostre controdeduzioni rispetto allo studio effettuato dalla società olandese. Non è affatto vero che esistono condizioni sfavorevoli per quanto riguarda le operazioni strumentali. Ho l’impressione, invece, che si continui a considerare il Sannio un territorio marginale rispetto al resto della regione. Non mi spiego, infatti, come mai non è stato messo in discussione il progetto relativo all’aeroporto di Pontecagnano che, pure, secondo quanto emerso nei mesi scorsi sulla stampa, presenterebbe dei limiti per quanto riguarda l’atterraggio e la tenuta della pista. Né sta in piedi la questione del bacino d’utenza: con la chiusura dell’aeroporto di Foggia, ad esempio, il nostro scalo andrebbe a servire anche la Daunia, che dista appena un’ora di macchina da Benevento”.
Sulla questione si è espresso anche il consiglio comunale, che all’unanimità ha approvato una delibera per chiedere l’inserimento dello scalo aereo di Benevento nel nuovo piano regionale. Una richiesta suffragata anche da un altro elemento: la presenza del progetto all’interno del Prusst Calidone. “La Regione – avverte Bocchino – deve rispettare gli impegni assunti con la sottoscrizione dell’accordo-quadro relativo al Prusst, che costituisce un obbligo giuridico, oltre che politico”.
E l’assessore al Patrimonio del Comune di Benevento ha, infine, già individuato il modo per reperire i fondi necessari alla realizzazione dell’aeroporto (circa 100 miliardi di lire), proponendo la creazione di un organismo istituzionale: “Penso ad un consorzio del quale facciano parte il Comune, la Provincia, la Camera di Commercio e la locale Confindustria, che ha già dato un’adesione convinta alla battaglia per l’aeroporto. In questo modo, oltre agli strumenti finanziari individuati nell’ambito del Prusst, ci sarebbe anche l’apporto dell’imprenditoria privata”.

BILLY NUZZOLILLO (dal Sole 24 Ore Sud del 14/01/2004)

Benevento chiede di poter decollare

Pubblicato il 14 Gennaio 200420 Settembre 2026 by Billy Nuzzolillo

Benevento – Un aeroporto di terzo livello, equiparabile a quello di Verona o di Lamezia Terme. A rivendicarlo è da qualche anno il capoluogo sannita, che ora spera in una sorta di “miracolo” da parte di San Pio.  L’infrastruttura, infatti, dovrebbe sorgere a Contrada Olivola, e cioè a circa 3 chilometri dal centro abitato di Benevento e, soprattutto, a 9 chilometri da Pietrelcina, paese natale del frate con le stimmate.  E’ evidente, quindi, l’importanza che riveste il progetto per lo sviluppo del polo turistico-religioso di Pietrelcina.
L’aeroporto (il cui studio di fattibilità è stato realizzato nell’ambito del Prusst “Calidone”) dovrebbe coprire, come bacino d’utenza, il Sannio, l’Irpinia, il Molise e gran parte della provincia di Foggia.
“Il territorio sannita – è spiegato nello studio di fattibilità – in epoca romana è stato snodo di importanti vie di comunicazione tra Roma e Brindisi: l’antica via Appia, la Traiana, la Latina. Nel tempo ha mantenuto queste caratteristiche di area di cerniera tra Molise e Puglia e verso la direttrice della Basilicata. Ancora oggi conserva tale peculiarità ed è facilmente raggiungibile sia dalla Puglia, con l’autostrada Napoli-Bari, sia dal Lazio, con il raccordo Benevento-Telese-Caianello, che la collega all’autostrada Roma-Napoli. Agevoli sono anche i collegamenti con il Molise, grazie alle superstrade del Tammaro e del Biferno, che collegano la provincia con il versante adriatico (Termoli), e di qui verso l’autostrada Bologna-Taranto”. Una posizione ideale, insomma, per far sorgere un aeroporto.
Ma la Regione Campania non ritiene l’infrastruttura realizzabile per la vicinanza di altri scali in via di realizzazione o inseriti nel piano regionale di settore: da quello di Pontecagnano a quello di Grazzanise.
Secondo lo studio di fattibilità, l’area prevista per la realizzazione dell’infrastruttura si estende per circa 230 ettari, in una zona dove in passato già sorgeva un’aviosuperficie. La pista di decollo dovrebbe essere lunga 1800 metri. L’investimento previsto è complessivamente di circa 50 milioni di euro.
“Le infrastrutture – spiega l’imprenditore di Pietrelcina Vincenzo Lombardi, che è anche componente della giunta nazionale di Federturismo – sono indispensabili per il sostegno di qualsiasi iniziativa imprenditoriale. Bisogna, quindi, puntare su un interscambio più rapido ed efficace. Di qui la necessità di realizzare un aeroporto delle zone interne, che potrebbe rivelarsi un importante volano per la crescita economica del territorio. Si tratta, indubbiamente, di un investimento strategico per l’intero apparato produttivo locale e, soprattutto, per il turismo religioso e termale, legato ai flussi diretti a Pietrelcina e a Telese. In questo senso, va quindi ricercata la giusta sinergia tra pubblico e privato affinchè il progetto si realizzi al più presto”.
L’ipotesi di realizzare l’aeroporto a Benevento è stata inizialmente bocciata della Regione Campania, i cui consulenti hanno, tra l’altro, evidenziato la presenza di rilievi collinari, sia longitudinalmente che trasversalmente all’asse di pista proposta, che interferirebbero con il profilo libero richiesto per le operazioni strumentali. Una tesi smentita dalle controdeduzioni recentemente elaborate dall’Università degli Studi del Sannio per conto del Comune di Benevento. Secondo il professor Andrea Tocchetti, che ha coordinato lo studio, “è stato ampiamente dimostrato che è possibile utilizzare la pista di volo in diverse configurazioni d’uso: la direzione 31 per l’avvicinamento strumentale e la direzione 13 per quello non strumentale”. Un altro rilievo riguardava il bacino d’utenza, ritenuto alquanto limitato in conseguenza del ridotto numero di abitanti della provincia di Benevento. “Le stime sui flussi di passeggeri presenti e futuri hanno individuato una precisa funzione dell’infrastruttura, soprattutto in considerazione del previsto aumento di pellegrini diretti a Pietrelcina e della vastità del bacino d’utenza, che va al di là dei confini provinciali – spiega ancora il professor Tocchetti -. Un aspetto importante è rappresentato dal trasporto di merci: basti pensare alle coltivazioni di ortaggi e di frutta o alle altre produzioni locali esistenti anche nelle limitrofe province di Avellino, Caserta, Campobasso e Foggia o alle attività produttive industriali, che nella parte di territorio irpino confinante con il Sannio, sono molto intense ed in continuo aumento. In questo senso, quindi, è prevedibile l’ulteriore sviluppo di iniziative produttive fortemente orientate ai mercati esterni, con un conseguente aumento di mobilità interprovinciale”.

BILLY NUZZOLILLO (dal Sole 24 Ore Sud del 14/01/2004)

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Dopo aver scritto di politica, cronaca ed economia per varie testate giornalistiche (tra cui il Sole 24 Ore, il settimanale Sette del Corriere della Sera, la Voce di Indro Montanelli e il Corriere del Mezzogiorno), da qualche anno sono tornato al primo amore: il gioco del calcio. Attualmente sono anche opinionista di OttoChannel e Radio Napoli Centrale.

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