Billy Nuzzolillo

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Categoria: Sole 24 Ore

Sannio, attivo nel centro Ict un incubatore da 700mila euro

Pubblicato il 12 Gennaio 200420 Settembre 2026 by Billy Nuzzolillo

Si rafforza a Benevento il polo regionale nel settore dell’Ict. Dallo scorso dicembre è stato, infatti, attivato l’incubatore per le imprese promosso dal Parco scientifico e tecnologico di Salerno e delle aree interne della Campania, che si inserisce nell’ambito del Centro regionale di competenza Ict, coordinato dall’Università del Sannio. La struttura è stata insediata nell’Istituto tecnico “Bosco Lucarelli” di Benevento in un immobile suddiviso su due piani, con sei box di quaranta metri quadrati, ed offre un insieme di spazi attrezzati per favorire condizioni ottimali per l’insediamento di nuove imprese che operano nel settore informatico e delle telecomunicazioni.

“Per realizzare la struttura – spiega il presidente del Parco scientifico e tecnologico di Salerno e delle aree interne della Campania, Floriano Panza – sono stati investiti circa 700.000,00 euro, di cui il 70 per cento a carico della Regione. Fondamentale è stato soprattutto il ruolo della Provincia. L’insediamento di imprese in una unica sede consente di raggiungere crescenti economie di scala nella gestione dei servizi, sia di struttura che a valore aggiunto. L’incubatore rappresenta l’anello di congiunzione tra il mondo accademico ed il sistema delle imprese”.  Al momento sono tre le aziende insediate, tra cui la Tek Up, che si occupa di metrologia elettrica e metrologia ambientale.

E proprio l’azienda di Casalecchio di Reno (BO) ha realizzato nell’incubatore un nuovo laboratorio metrologico, il primo del Sud Italia. Si tratta di un Centro Sit (Servizi italiani taratura) per la misurazione delle grandezze elettriche.

“Stiamo esaminando altre cinque domande per assegnare gli ultimi tre spazi – spiega ancora il presidente Panza – e, visto l’interesse suscitato dall’iniziativa, pensiamo di acquisire anche un capannone dismesso attiguo alla nostra sede di viale S. Lorenzo per ricavare altri sei box”.

Tra le domande in attesa di essere esaminate vi è anche quella della società Mosaico Monitoraggio Integrato, una spin-off promossa da un gruppo di ricercatori dell’Università del Sannio guidati dal professore Luigi Glielmo, direttore del Dipartimento di Ingegneria. La nuova azienda punta, tra l’altro, allo sviluppo di un sistema di monitoraggio e tracciatura della produzione vitivinicola. Un settore, quest’ultimo, che nel Sannio sta raggiungendo punte di eccellenza.

BILLY NUZZOLILLO (da IL SOLE 24 ORE – SUD del 12 gennaio 2004)

Asse Nord-Sud per il torrone doc

Pubblicato il 9 Gennaio 200420 Settembre 2026 by Billy Nuzzolillo

Benevento – Creare un’associazione a livello nazionale per tutelare e valorizzare le origini storiche del torrone e le specificità e diversità del prodotto nelle varie aree di produzione: è questo l’obiettivo dell’iniziativa promossa nei giorni scorsi dalla Camera di Commercio di Benevento ed accolta con grande entusiasmo dal presidente dell’ente camerale di Cremona, Giandomenico Auricchio.
“Oltre alle due principali aree del torrone, e cioè Cremona e Benevento – spiega il presidente dell’ente camerale sannita, Roberto Costanzo – altre città e territori conservano testimonianze di una tradizione legata alla produzione e all’arte del torrone: basti pensare al torrone di Asti, a quello di Alba e delle Langhe. In Sardegna è celebre quello di Tonara, dalla provincia di Avellino proviene il torrone di Ospedaletto d’Alpinolo e Dentecane. A Tolentino e Camerino, si concentra la produzione delle Marche, mentre in Sicilia il prodotto lega il suo nome a Caltanisetta. Vanno, infine, ricordati il torrone di Sulmona e quello dell’Aquila, in Abruzzo. Di qui l’idea di riunire queste realtà in un’associazione “Città del Torrone”, alla quale potranno aderire tutti i comuni la cui economia è storicamente legata alla produzione di torrone”.
L’assessore allo Sviluppo Economico di Cremona, Luigi Baldani, ed il vice sindaco di Benevento, Gianfranco Ucci, già sono al lavoro per preparare una bozza di statuto e in questi giorni inizieranno a sondare la disponibilità degli altri centri interessati all’iniziativa.
L’associazione, sul modello di quella delle “Città del Vino”, punterebbe a tutelare il torrone di qualità e le attività di produzione di ciascuna area interessata, rafforzandone il legame con il territorio e le tradizioni storico-culturali di appartenenza.
“Con il varo di quest’associazione – spiega il vice sindaco Ucci – migliorerebbe il rapporto tra produttori di torrone ed enti in modo da consentire una maggiore tutela della qualità e della specificità territoriale. Si potrebbe puntare, inoltre, a promuovere la conoscenza del torrone di origine italiana all’estero, favorendone la commercializzazione sui mercati internazionali. L’associazione potrebbe, poi, promuovere iniziative, eventi o rassegne; formulare indirizzi di formazione e di specializzazione di specifici profili professionali. Ed, infine, potrebbe promuovere un’offerta turistica integrata, sull’esempio delle Strade del Vino”.
La produzione del torrone è da secoli parte integrante della storia e della cultura del Sannio. Nonostante sia diffusa la tendenza ad identificare il torrone con la città capoluogo, l’area geografica di riferimento si estende anche in provincia, soprattutto nel polo di San Marco dei Cavoti.
“E’ qui – chiarisce Costanzo – che fattori naturali come la flora, il clima e la disponibilità di materie prime hanno agevolato la produzione di questo prodotto. Elementi determinanti per la qualità sono, infatti, le infiorescenze locali, che permettono un’abbondante produzione di miele, ed il clima collinare, che consente l’avvio della produzione sin dalla fine dell’estate”.
“La riscoperta del torrone – aggiunge il vice sindaco Ucci – va attribuita al successo ottenuto sul mercato dai torroncini monoporzione, le cui vendite sono aumentate del 30% circa nell’ultimo decennio. Nella provincia di Benevento è, in pratica, concentrata buona parte della produzione italiana: ogni anno, infatti, vengono prodotte circa 1.000 tonnellate di torrone per un importo di circa 10 miliardi di euro”.
Accanto ai due principali produttori, l’Industria Strega Alberti e le Fabbriche Riunite Torroni di Benevento, vi sono molte piccole e medie aziende, ancora poco conosciute dal mercato.
Aziende che sperano nel prossimo riconoscimento dell’Igp per il Torrone di Benevento e per il Torroncino croccantino di San Marco dei Cavoti e seguono con particolare interesse l’iniziativa relativa all’associazione, da cui potrebbe dipendere il definitivo decollo del settore
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BILLY NUZZOLILLO (dal Sole 24 Ore Sud del 9/01/2004)

Alberti, dove lo Strega crea ‘filtri d’amore’

Pubblicato il 9 Gennaio 200420 Settembre 2026 by Billy Nuzzolillo

Benevento – L’immagine della produzione dolciaria sannita è indissolubilmente legata all’Industria Alberti.
Quella che produce lo Strega, uno dei liquori italiani più antichi e conosciuti nel mondo, celebrato da film come “Ossessione” di Luchino Visconti, “Matrimonio all’italiana” con Marcello Mastroianni, “Ieri, Oggi e Domani” o “Pane e Tulipani”.
Nel 1860 Giuseppe Alberti, originario di S. Felice a Cancello, a causa dei moti carbonari si rifugiò a Benevento al seguito del padre Carmine Vincenzo, perseguitato dai Borboni per le sue idee liberali. Dopo essere stato un abile commerciante di vini, decise di fondare nel capoluogo sannita una fabbrica di liquori, che inizialmente produceva soltanto un infuso distillato da una sola erba, seguendo un’antica e segreta ricetta, carpita dai monaci. L’azienda stentava a decollare ed allora il giovane Alberti, consapevole del fascino e dell’interesse popolare per la leggenda delle streghe di Benevento, decise di abbinare la nascita del suo liquore al mito, ancora vivo, secondo cui esisteva un filtro d’amore, preparato dalle streghe per unire per sempre le coppie che lo bevevano. Nacque così il liquore Strega. L’azienda estese la sua attività al settore dolciario, divenendo leader nella produzione dei torroni.

Altra presenza storica nel capoluogo sannita è quella delle Fabbriche Riunite Torrone di Benevento.
All’inizio del secolo alcuni piccoli produttori di torrone decisero di unire le loro forze per creare una grande fabbrica di torrone.
Prima il periodo bellico, poi l’alluvione del 1949, che provocò danni ingentissimi alla città, determinarono una situazione di crisi, al punto che si parlò persino di chiusura.
Nel 1955 il mastro torronaio Mario Rosa diventò socio unico e presidente di amministrazione delle Fabbriche Riunite. Superate le iniziali difficoltà, la passione e la lunga esperienza nell’arte del torrone di Rosa determinarono un rilancio dei prodotti delle Fabbriche Riunite. Si tornò all’iniziale splendore.

Alla morte di Mario Rosa, avvenuta nel 1955, gli successero i figli, che continuarono la produzione secondo le antiche tecniche tramandate dal genitore ed avviarono un processo di ammodernamento dell’azienda.
Oggi le Fabbriche Riunite sono la più importante azienda, dopo l’Industria Strega Alberti. “La fragranza, il sapore ed profumo dei torroni – ci tengono a sottolineare i componenti della famiglia Rosa – sono gli stessi di un secolo fa”.

 

BILLY NUZZOLILLO (dal Sole 24 Ore Sud del 9/01/2004)

Dop in vista per gli oli sanniti

Pubblicato il 3 Dicembre 200320 Settembre 2026 by Billy Nuzzolillo

Benevento – Con oltre 80.000 quintali di olio all’anno per un valore complessivo di circa 30 milioni di euro, il Sannio occupa il secondo posto, dopo la provincia di Salerno, nella produzione regionale campana.

“I dati riferiti alla campagna oleicola 2000-2001 riferiscono di una superficie olivetata pari a 13.124 ettari, mentre il numero delle piante rilevate è di 2.693.185 – spiega Roberto Costanzo, presidente della Camera di Commercio di Benevento –. Si stima, inoltre, che negli ultimi cinque anni, anche per effetto degli interventi a sostegno del comparto, siano stati impiantati circa 200 ettari di oliveti, molti dei quali rispondono ai requisiti per l’iscrizione all’albo degli oliveti a denominazione di origine protetta”.

Una produzione destinata, quindi, ad aumentare sensibilmente nei prossimi anni, come conferma il direttore provinciale della Coldiretti, Angelo Milo: “La maggior parte degli uliveti impiantati con i fondi Pop del quinquennio 1994/99 ancora non hanno raggiunto una produzione standard. Ciò avverrà nei prossimi anni e comporterà, ovviamente, un notevole aumento della produzione. Un aumento che, non sempre, però potrebbe corrispondere ad un miglioramento della qualità. In compenso, però, è in dirittura d’arrivo il riconoscimento delle Dop per gli oli extravergini di oliva prodotti nel Sannio, e cioè quelli delle Colline Beneventane (caratterizzati dalla varietà autoctona Ortice) e quelli del Sannio Caudino-Telesino (prodotti principalmente con la varietà Ortolana, Racioppella e Sprina). Questo riconoscimento credo che finirà per incidere positivamente sulla qualità complessiva della nostra produzione. C’è da augurarsi, insomma, che accada quello che è già successo con la vitivinicoltura, che negli ultimi anni ha fatto registrare una forte impennata in termini di miglioramento della qualità”.

Alla Coldiretti sono fiduciosi e, per questo motivo, hanno intensificato le iniziative di sostegno al settore olivicolo. “Attraverso l’Aprol, che è la nostra associazione dei produttori di olio – spiega ancora Milo – stiamo lavorando per realizzare un centro di stoccaggio ed imbottigliamento dell’olio extravergine. Un’iniziativa che è stata finanziata nell’ambito del Patto Territoriale per l’Agricoltura della provincia di Benevento. La spesa prevista è di circa 4,6 miliardi delle vecchie lire, parte della quale dovrà essere sostenuta dagli stessi produttori. Inoltre, stiamo svolgendo un’azione di sensibilizzazione per quanto riguarda l’ipotesi di riforma dell’Ocm, che comporterà problemi analoghi a quelli che stiamo vivendo per il settore del tabacco, e per quanto riguarda la nuova normativa che impone l’etichettatura dei recipienti che contengono l’olio “.

A testimoniare l’eccellente qualità e la spiccata tipicità della produzione olivicola sannita vi sono, poi, gli studi scientifici effettuati in quest’ultimo decennio da varie Università e dalla Regione, oltre che i riconoscimenti ottenuti dagli oli sanniti in vari concorsi di livello nazionale.

“In questa fase – conclude il presidente Costanzo – occorre approfondire il lavoro effettuato sulla razionalizzazione delle tecniche di coltivazione, estrazione e conservazione degli oli per giungere ad una definizione delle peculiarità delle diverse aree produttive e delle rispettive varietà colturali. In questo modo si potranno esaltare le note di tipicità di ciascuna zona e, soprattutto, fissare le caratteristiche del prodotto in relazione all’ambiente di coltivazione, alla composizione chimica, al corredo aromatico, alle pratiche agronomiche ed alle tecniche estrattive”.

BILLY NUZZOLILLO (dal Sole 24 Ore Sud del 3/12/2003)

A. Grasso (Cia): “Il comparto olivicolo è debole”

Pubblicato il 3 Dicembre 200320 Settembre 2026 by Billy Nuzzolillo

Benevento – “Il comparto olivicolo è oggi strutturalmente debole per la tipologia delle aziende, per la non forte presenza di filiere, sia corte che lunghe, per la forte frammentazione fondiaria e per una vecchia tipologia di impianto degli uliveti. Tipologia che, se da un lato consente di conservare un paesaggio agrario bellissimo, dall’altro comporta costi di produzione molto elevati, in particolar modo per la raccolta, che di fatto è totalmente manuale”. 

L’analisi è del presidente provinciale della Confederazione italiana agricoltori, Aurelio Grasso, che aggiunge: “L’olivicoltura sannita può avere un futuro solo se sarà in grado di trasformare i suoi attuali punti di debolezza in punti di forza. La tipologia di impianto, con forte presenza di varietà pregiata, è un punto di debolezza per i suoi alti costi nella raccolta manuale, ma è anche un importante punto di forza per l’alta qualità che questo tipo di raccolto può assicurare al prodotto finale. Poi c’è il vantaggio di un clima e di una esposizione territoriale sicuramente favorevoli. La conquista di un mercato per ricchi o per buongustai necessita, però, di una forte accelerazione verso processi di filiera produttiva completa, con l’obiettivo di arrivare sul mercato con un prodotto ben confezionato, con una etichettatura che garantisca al consumatore la qualità, la tracciabilità e l’origine del prodotto. Infine, questa scelta va supportata con l’accelerazione dell’iter per l’approvazione delle nostre due D.O.P. olivicole e con una convinta politica di valorizzazione”.  

Il presidente della Cia, infine, non esclude la possibilità in futuro di riconvertire parte dell’attuale produzione tabacchicola in produzione olivicola o vitivinicola. “Oggi – conclude Grasso-, con il sistema delle quote esistenti in questi settori, lo sbocco per quanti decidessero di abbandonare la tabacchicoltura è sbarrato. In futuro l’olivicoltura e la vitivinicoltura potrebbero anche diventare una valida alternativa, se tutti insieme, parti sociali ed istituzioni, trovassimo il coraggio di presentare un progetto di riconversione per la parte non competitiva della nostra tabacchicoltura, chiedendo all’Unione Europea di trasformare la quota tabacchicola in quota di produzione vitivinicola e olivicola. Fermo restando, ovviamente, l’esigenza di difendere il settore tabacchicolo ed assicurargli una riforma che contenga una durata analoga a quella prevista per gli altri settori della nuova Pac, e cioè fino al 2013, con il mantenimento dell’attuale budget finanziario”.  

BILLY NUZZOLILLO (dal Sole 24 Ore Sud del 3/12/2003)

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Dopo aver scritto di politica, cronaca ed economia per varie testate giornalistiche (tra cui il Sole 24 Ore, il settimanale Sette del Corriere della Sera, la Voce di Indro Montanelli e il Corriere del Mezzogiorno), da qualche anno sono tornato al primo amore: il gioco del calcio. Attualmente sono anche opinionista di OttoChannel e Radio Napoli Centrale.

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