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Categoria: Sole 24 Ore

Pietrelcina, la crisi Cit spegne il polo religioso

Pubblicato il 6 Febbraio 200520 Settembre 2026 by Billy Nuzzolillo

Sono diversi anni ormai che Pietrelcina (Benevento), paese natale di Padre Pio, punta a diventare uno dei grandi poli d’attrazione del turismo religioso in Italia, che muove oltre due milioni di pellegrini l’anno per un valore di 3,5 miliardi di euro e 12 milioni di pernottamenti. Ma finora ha trionfato solo la delusione.

Nel 2002 furono in molti a credere che presto si sarebbe avverata la profezia del frate con le stimmate che, proprio ad alcuni compaesani in visita a S. Giovanni Rotondo, aveva detto: “Vedete quanta gente è venuta al santuario? Un giorno sarà così anche a Pietrelcina”. Presso il ministero delle Attività Produttive era stato appena firmato il contratto di programma del Polo turistico religioso di Pietrelcina. Un progetto che prevedeva un investimento di 76 milioni di euro, di cui 26 milioni da parte della Regione Campania e 10 milioni da parte del ministero delle Attività Produttive.

A distanza di oltre due anni, però, il progetto elaborato dall’architetto ticinese Mario Botta (autore, tra l’altro, dei progetti della Sinagoga a Tel Aviv e della Cattedrale a Evry) e dall’artista sannita Mimmo Paladino (originario di Paduli,centro che dista pochi chilometri da Pietrelcina) non è mai partito a causa della crisi che nel frattempo ha investito la Cit.

L’azienda messa sul mercato nel 1997 dalle Ferrovie dello Stato, che aveva promosso il contratto di programma assieme ai Frati Minori Cappuccini, alla Provincia di Benevento ed ai Comuni di Pietrelcina e Pesco Sannita, avrebbe dovuto infatti investire 41 milioni di euro, una parte dei quali attraverso tre società del gruppo: la Casa di Pietrelcina Srl, l’Hotel Morgia Srl ed il Centro Campano Srl.

Il progetto prevedeva la realizzazione di una “cittadella dell’accoglienza” su un’area di 35.000 metri quadri, delimitata da mura, torri, portici, all’interno della quale dovevano sorgere una struttura di accoglienza a 3 stelle in grado di offrire pernottamento a 500 persone e ristoro a 1.000 pellegrini ed una struttura ricettiva integrata composta da un albergo a 4 stelle di circa 600 posti letto con una capacità di ristorazione per 300 persone ed un auditorium per 1.200 posti, dotato di tre sale riunioni. Era inoltre prevista la nascita di due agenzie di viaggio localizzate nel centro storico di Pietrelcina e presso la struttura di accoglienza. Assai rilevanti le ricadute occupazionali previste: 800 nuovi posti di lavoro tra addetti nelle attività turistiche ed occupati nell’indotto.

Alla gestione delle strutture, secondo l’accordo, avrebbe dovuto provvedere la stessa Cit in partnership con il gruppo francese Accor, leader europeo nel settore alberghiero (in Italia è presente con i marchi Ibis, Mercure, Novotel e Sofitel).

“Il Comune ha subito provveduto all’approvazione della variante al piano regolatore generale, così come previsto dall’accordo di programma – spiega il sindaco di Pietrelcina, Domenico Masone -. La richiesta di concessione edilizia però non è stata mai presentata, nè mi risulta che siano stati acquisiti i terreni dove dovrebbe sorgere la struttura. A questo punto non ci resta che sperare in una ripresa della Cit, oppure nell’arrivo di nuovi investitori. Sempre che, in questo caso, ci sia una proproga dei termini da parte del Cipe”.

BILLY NUZZOLILLO (da IL SOLE 24 ORE – Edizione nazionale – del 6 febbraio 2005 – pagina 11)

A contrada Olivola un tempo la base operativa della Luftwaffe

Pubblicato il 17 Dicembre 200420 Settembre 2026 by Billy Nuzzolillo

A contrada Olivola, alla periferia di Benevento, agli inizi degli anni ’30 il regime fascista costruì un aeroporto, destinato ad essere una base militare per i “caccia” del regime. Nel 1934 l’aviosuperficie divenne una base operativa della Luftwaffe.

Dalla pista decollavano, infatti, gli aerei ME (Messer Smith) 109, veri e propri fiori all’occhiello dell’Aeronautica del III Reich. Durante la seconda guerra mondiale, l’aeroporto diventò un’importante base d’appoggio dell’aviazione militare, sfruttando la sua posizione strategica, a cavallo tra Tirreno ed Adriatico e tra il Centro ed il Sud della Penisola.

La società aeronautica Macchi di Varese, che si era insediata a Benevento nel 1940, trasformò gli hangar in centri meccanici per il recupero dei “caccia” danneggiati dai combattimenti o che registravano avarie. Attorno all’azienda fiorì un vasto indotto.

Nel dopoguerra, di pari passi con la decadenza dell’industria bellica, iniziò anche il declino dell’aeroporto di contrada Olivola. Sino agli inizi degli anni ’60 la pista, invasa dall’erba, fu praticamente utilizzata come campo di pascolo per pecore e galline. Nel 1968, su iniziativa del senatore Alfonso Tanga, l’area dove un tempo sorgeva l’aeroporto fu restituita al demanio. La stessa legge stabilì che bisognava costituire un consorzio tra Provincia, Camera di Commercio ed Ente provinciale per il turismo, che si sarebbe dovuto occupare del ripristino dell’aeroporto. Cosa, peraltro, mai avvenuta.

L’ipotesi di costruire un aviosuperficie di terzo livello laddove un tempo sorgeva il vecchio aeroporto è stata recentemente ripresa dal Comune di Benevento nell’ambito del Prusst “Calidone”. Secondo lo studio di fattibilità realizzato dall’Università del Sannio in collaborazione con la facoltà di Ingegneria dell’Università “Federico II” di Napoli, l’area interessata alla realizzazione dell’infrastruttura si estenderebbe per circa 230 ettari. La pista di decollo dovrebbe essere lunga 1.800 metri. L’aeroporto dovrebbe infine coprire, come bacino d’utenza, il Sannio, l’Irpinia, il Molise e gran parte della provincia di Foggia. Dal 1974, comunque, l’ex base della Luftwaffe è sede di un campo di volo per aerei ultraleggeri e da diporto.

BI. NUZ.

La Vulcanair in volo verso Benevento

Pubblicato il 17 Dicembre 200420 Settembre 2026 by Billy Nuzzolillo

La Vulcanair, azienda partenopea leader nella progettazione e costruzione di aeroplani bimotori da trasporto leggero e nella manutenzione e revisione di aeromobili commerciali, punta ad investire nel Sannio.

“Da tempo volevamo costruire due nuovi hangar a Capodichino. Abbiamo anche sottoscritto un accordo di programma. Nonostante le varie conferenze di servizi che si sono susseguite in questi anni, la situazione non si è però sbloccata. Ecco perchè stiamo ora valutando la possibilità di delocalizzare a Benevento sia la progettazione che la produzione. Abbiamo già avuto un primo incontro con il presidente della Provincia e speriamo di poter presto parlare anche con le altre istituzioni” spiega il presidente della Vulcanair, Carlo De Feo.

Scartata l’iniziale ipotesi di insediarsi a Calvi per difficoltà di carattere tecnico, l’azienda partenopea guarda con interesse al progetto per la costruzione dell’aviosuperficie a Benevento, nei cui pressi potrebbe essere costruito il nuovo centro di produzione. In questo modo si eviterebbero le spese per la realizzazione di una pista di collaudo. Sulla scelta dell’area dove costruire l’aeroporto si registra, però, una netta differenza di opinioni tra il Comune capoluogo, che punta decisamente su contrada Olivola (dove un tempo già sorgeva l’aeroporto costruito dal regime fascista), e la Provincia, che non esclude invece anche l’ipotesi di contrada Mosti, sempre nel territorio di Benevento. La Provincia si è, addirittura, offerta di costruire a proprie spese una pista di collaudo alla Vulcanair qualora tramontasse l’ipotesi costruire l’aeroporto.

“Oltre alla Vulcanair, c’è anche la Axitude, un’azienda specializzata nella produzione di indicatori di assetto, che vorrebbe investire a Benevento nell’ipotesi che l’azienda del gruppo De Feo delocalizzasse qui da noi la propria produzione – spiega Costanzo Jannotti Pecci, presidente della locale Confindustria –. La Vulcanair ha bisogno di un’area lontana dal centro abitato e con la possibilità di poter acquisire ulteriori suoli in modo da poter realizzare nel tempo una vera e propria filiera. Si pensa, infatti, alla creazione di un centro di ricerca, in stretta collaborazione con l’Università del Sannio, e ad una scuola di formazione specialistica per manutentori aeronautici. Le due aziende avrebbero, in pratica, bisogno di una superficie complessiva di circa 100.000 metri quadri e di una pista di almeno di 2 chilometri di lunghezza e 45 metri di larghezza”.

A Benevento, nella zona industriale Asi di Ponte Valentino da anni opera anche il gruppo Agusta-Westland’s, azienda leader a livello mondiale nella produzione di elicotteri. L’investimento del gruppo De Feo rafforzerebbe, quindi, la presenza nel Sannio del polo aeronautico.

La Vulcanair, va ricordato, sei anni fa acquisì i diritti di produzione della Partenavia, rilevandola dall’Alenia. Attualmente produce varie versioni del P68, l’unico bimotore ad essere penetrato nel difficile mercato nordamericano. Tra i suoi clienti anche la Polizia dello Stato di New York, l’Fbi ed il Dipartimento degli Interni. Per la vendita e promozione dei suoi aeroplani negli Stati Uniti la Vulcanair ha, addirittura, aperto una sede a Washington. Lo stabilimento di Casoria, che copre una superficie complessiva di circa 60 mila metri quadri ed ha un accesso diretto alla pista dell’aeroporto internazionale di Capodichino, produce alcuni modelli (P68C, P68C-TC, P68 Observer 2, P68TC Observer, AP68TP-300 Spartacus, AP68TP-600 Viator e SF600A Canguro) particolarmente utilizzati per eseguire missioni  di trasporto, pattugliamento, sorveglianza e “cloud seeding”.

BILLY NUZZOLILLO(da IL SOLE 24 ORE – SUD del 17 dicembre 2004)

Benevento si popola di musei

Pubblicato il 17 Novembre 200420 Settembre 2026 by Billy Nuzzolillo

Si chiamerà “Museo inconsapevole” il polo culturale ed espositivo che la Provincia sta completando nei sotterranei del Palazzo del Governo di Benevento. L’inaugurazione è prevista in primavera. Si tratta di uno dei tanti immobili pubblici sanniti destinati ad una riconversione funzionale per finalità turistico-culturali.

I sotterranei del palazzo che ospita l’Ufficio territoriale del Governo (la Prefettura, per intendersi) nel corso dell’ultimo conflitto mondiale furono utilizzati come rifugio anti-aereo e, soprattutto, come deposito di materiali. Al termine della guerra enormi quantità di derrate alimentari, generi di conforto e, persino, di carburante rimasero “dimenticate” nei sotterranei del palazzo.

Nel 1999 la Provincia, per volontà del presidente Carmine Nardone, decise di ripulire i sotterranei per destinarli a museo di arte contemporanea, con particolare riguardo alla trans-avanguardia, di cui Mimmo Paladino, originario di Paduli, cittadina situata a pochi chilometri da Benevento, è uno dei più noti rappresentanti.

Per la realizzazione dell’opera, che prevede ben 1.350 metri quadri di aree espositive e 500 metri quadri di superficie destinata a servizi, sono stati stanziati 1 milione e 800 mila euro, grazie ad un finanziamento della Regione Campania. Il museo sarà dotato di bar, buvette, sala convegni e biblioteca. Il progetto è stato redatto dall’architetto Vittorio Berruti, che spiega: “Nel corso dei lavori non abbiamo apportato alcuna modifica alle pareti. Le abbiamo semplicemente ripulite. L’intervento innovativo si è concentrato, invece, sul pavimento, dove sono stati alloggiati e sistemati gli impianti termici e di climatizzazione, l’illuminazione elettrica, gli impianti anti-intrusione ed il controllo fumi”.

Altro immobile di proprietà della Provincia ed oggetto di riconversione funzionale è l’ex Colonia Agricola di contrada Pontecorvo, sempre nel capoluogo sannita, destinata ad ospitare il nascente Museo delle Scienze Naturali dell’università degli Studi del Sannio. Lo scorso 12 giugno la Regione Campania ha stanziato 2 milioni e 200 mila euro, destinati all’adeguamento funzionale dell’edificio ed all’allestimento museografico. Il progetto è stato curato dai tecnici della Provincia, con la consulenza della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali e del Dipartimento di Scienze Biologiche ed Ambientali dell’ateneo sannita.

Palazzo Cutillo di Solopaca, nella valle Telesina, è, invece, destinato ad ospitare il primo Museo eno-gastronomico della Campania. Il progetto è stato anch’esso redatto dalla Provincia e l’investimento previsto è di circa 500.000,00 euro, in gran parte destinati all’acquisto di attrezzature necessarie all’allestimento museale. Obiettivo dell’intervento è quello di riconsegnare l’antico palazzo, che versava in condizioni fatiscenti, ai visitatori della cittadina sannita che, com’è noto, è la patria del prestigioso vino Doc “Solopaca”, oltre che di altre importanti produzioni tipiche. Il Museo sarà organizzato in sezioni che racconteranno con grafici, fotografie, oggetti storici e proiezioni di filmati la storia e le caratteristiche delle migliori produzioni eno-gastronomiche campane.

Diversa è, infine, la storia della Villa dei Papi, in località Pacevecchia a Benevento: nel 2001 la Provincia ed il Comune l’hanno acquistata dalla Banca Popolare di Novara per destinarla a sede di ricerca e formazione. Attualmente la struttura ospita il Mars (Mediterrean Agency for Remote Sensing), il sistema integrato di monitoraggio satellitare che collabora con la Nasa, e la sede distaccata dell’Isfol (l’Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale promosso dal ministero del Lavoro), che nella struttura sannita si occupa dell’approfondimento dei temi legati al decentramento ed alle esperienze italiane ed internazionali in materia di politiche del lavoro e della formazione.

BILLY NUZZOLILLO (dal Sole 24 Ore – Sud del 17 novembre 2004)

S. Giorgio del Sannio, dopo 60 anni riaperto il parco di Villa Securitas

Pubblicato il 17 Novembre 200420 Settembre 2026 by Billy Nuzzolillo

Durante il Ventennio ospitò il capo delle SS Heinrich Himmler ed il Principe Umberto di Savoia. Ora il parco di Villa Securitas, residenza del capo della polizia fascista e fondatore dell’Ovra, Arturo Bocchini, è stato recuperato ed aperto al pubblico, assieme alla piscina, dopo un’attesa di circa sessant’anni.

Nel suo testamento olografo il vice duce donò al Comune di nascita, S. Giorgio del Sannio, a pochi chilometri da Benevento, sia Palazzo Bocchini (per il cui restauro la Presidenza del Consiglio ha stanziato circa un milione dai fondi dell’8 per mille) che Villa Securitas, “per farne luogo di studio e di riposo”.

Il complesso, progettato dall’ingegnere svizzero Dario Pater, fu realizzato alla fine degli anni Venti. Alla morte di Bocchini, seguirono anni di incuria ed una controversia tra il Comune e l’ente morale “Arturo Bocchini” circa la proprietà dei beni. Dopo il terremoto del 1980 furono addirittura abbattuti lo chalet e la colonia elioterapica. Nell’estate del 1999, grazie ai volontari messi in campo da Legambiente, ci fu una prima e sommaria ripulitura del parco.

Dopo il ripristino delle aree verdi, realizzato dalla Provincia con 20.000 euro, ed i lavori di rifacimento della piscina realizzati in project financing dall’impresa Solaria (che ha avuto in cambio la gestione ventennale della piscina), Villa Securitas ha finalmente riaperto i cancelli.

Il sindaco di S. Giorgio del Sannio, Giorgio Nardone, che appena eletto nel 2001 tagliò simbolicamente la pesante catena che chiudeva il cancello della Villa (che ha un’estensione di circa 15.000 metri quadri), crede molto nella capacità d’attrazione turistica della struttura, soprattutto della piscina che, assieme al solarium, si sviluppa su un’area di circa 800 metri quadri. La piscina principale, a cui se ne affianca una per i bambini, è lunga 25 metri e larga 12 metri e mezzo, con una profondità massima di 2 metri e 20. Un impianto di tutto rispetto, insomma, calato in un’oasi di verde e tranquillità.

Il sindaco di S. Giorgio ha, infine, affidato alla Soprintendenza il compito di valutare dal punto di vista artistico le mattonelle in ceramica recentemente ritrovate durante i lavori di restauro e consolidamento dell’antica dimora di Bocchini, in località Marzani, Nardone spera, infatti, di utilizzarle per un’esposizione museale da affiancare alla sala convegni ed alla sala conferenze, previste dal progetto elaborato dall’Amministrazione comunale.

BILLY NUZZOLILLO (dal Sole 24 Ore – Sud del 17 novembre 2004)

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Dopo aver scritto di politica, cronaca ed economia per varie testate giornalistiche (tra cui il Sole 24 Ore, il settimanale Sette del Corriere della Sera, la Voce di Indro Montanelli e il Corriere del Mezzogiorno), da qualche anno sono tornato al primo amore: il gioco del calcio. Attualmente sono anche opinionista di OttoChannel e Radio Napoli Centrale.

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