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Categoria: Vecchio Blog

Giovedì verrà ufficializzato l’addio di Cristian Bucchi

Pubblicato il 4 Giugno 20194 Giugno 2019 by Billy Nuzzolillo

Giovedì sera al President Hotel il presidente Oreste Vigorito ufficializzerà l’addio di Cristian Bucchi.

Un epilogo inatteso, almeno per le modalità con cui è avvenuto. Il tecnico romano, subito dopo il clamoroso epilogo della semifinale con il Cittadella, ai microfoni di Ottochannel aveva infatti ribadito la sua disponbilità a rinnovare il contratto in scadenza il 30 giugno. Anche il paterno abbraccio di Vigorito nell’immediato dopopartita lasciava in qualche modo presagire un proseguimento del rapporto.

Poi, dopo il summit tra il presidente, l’allenatore e il diesse Pasquale Foggia, qualcosa è cambiato e Bucchi ha probabilmente intuito che la sua esperienza nel Sannio era ormai giunta ai titoli di coda.

L’ex tecnico di Sassuolo e Perugia, corteggiato da importanti società della cadetteria, ha capito che il clima che lo avrebbe accompagnato il prossimo anno non sarebbe stato dei migliori e che la disastrosa prova offerta dai suoi ragazzi contro il Cittadella aveva in qualche modo minato persino la fiducia incondizionata del presidente. Di qui la decisione di lasciare.

Bucchi, com’è noto, viene generalmente considerato un allenatore offensivista, molto votato allo spettacolo. Per questo motivo due anni fa era stato scelto da Squinzi come erede di Di Francesco al Sassuolo e per l’identica ragione la scorsa estate Vigorito gli aveva affidato l’eredità di Roberto De Zerbi.

Per ironia della sorte, però, il Bucchi visto all’opera quest’anno a Benevento è mancato proprio in quella che doveva essere la principale caratteristica della squadra: la spettacolarità.

Il primo impatto aveva lasciato ben sperare: dapprima la vittoria in Coppa Italia a Udine, poi l’avvincente rimonta con il Lecce e la travolgente vittoria nel derby con la Salernitana avevano creato grandi attese in un pubblico ancora profondamente legato a De Zerbi e al suo calcio spumeggiante.

Subito dopo, però, erano affiorati i primi mugugni per l’atteggiamento troppo sparagnino tenuto dalla squadra nelle pur vittoriose trasferte di Cittadella e Venezia. Mugugni alimentati  anche da una parte della stampa e sfociati inevitabilmente in una prima contestazione dopo le due sconfitte consecutive rimediate contro il Foggia e il Pescara.

A quel punto l’ombra di De Zerbi è tornata prepotentemente ad aleggiare sul Vigorito e neanche il filotto di dieci risultati utili consecutivi, ottenuto peraltro con un gioco lontano anni luce dalla filosofia dezerbiana, è servito a ricucire uno strappo che, dopo l’eliminazione dai play off ad opera del Cittadella, è diventato addirittura insanabile.

Di Cristian Bucchi resterà, comunque, il ricordo di una persona corretta, mai fuori dalle righe e sempre ben disposto anche nei confronti di chi lo criticava aspramente. Insomma, un signore d’altri tempi.

Il destino di Bucchi appeso ad un filo, Vigorito diviso tra sentimenti e ragione

Pubblicato il 29 Maggio 201929 Maggio 2019 by Billy Nuzzolillo

Dipendesse solo dallo stile e dall’onestà intellettuale, il presidente del Benevento Oreste Vigorito avrebbe già rinnovato la fiducia al tecnico Cristian Bucchi. Emblematico in questo senso è l’abbraccio avvenuto tra i due nella zona antistante gli spogliatoi nel post gara di Benevento-Cittadella.

E, poi, il tecnico romano, a differenza di altri colleghi che pure guidavano squadre altrettanto accreditate per la vittoria finale (Grosso, Nesta e Stroppa, ad esempio) è comunque riuscito a portare la squadra ai play off conquistando il quarto posto in classifica nella regular season, nonostante la lunga catena di infortuni, il mancato apporto di giocatori in estate ritenuti fondamentali (come Nocerino, Puggioni e Maggio) e la deludente stagione di altri su cui pure si nutrivano forti speranze (come Asencio, Ricci, Tello o Buonaiuto). E, dato non trascurabile, conosce meglio di chiunque altro i giocatori.

Il patron giallorosso, però, nello stesso tempo non può nemmeno dimenticare che la squadra non ha mai entusiasmato in termini di gioco, è passata dall’iniziale 4-3-3 (su cui è stata allestita la rosa) ai successivi 3-5-2 e 4-3-1-2 senza mai trovare una vera identità e, soprattutto, non ha completato l’ultimo step del processo evolutivo che pure c’è stato nel corso della stagione, quello forse più importante: la crescita dal punto di vista mentale.

Dopo la rete del vantaggio del Cittadella, propiziata da una topica del portiere Montipò, la squadra è infatti inesorabilmente crollata dal punto di vista psicologico. Un aspetto che sicuramente è da ricondurre alla mancanza di leader in organico, ma che comunque poteva in qualche misura essere limitato da una guida carismatica, da un forte motivatore.

Ed è forse questo il neo più evidente dell’annata tutto sommato non proprio negativa di Bucchi. Proprio nel momento in cui il Benevento ha subito la rete dello svantaggio dal Cittadella si è avuta la netta percezione del senso di impotenza provato dal tecnico romano, apparso poco lucido e quasi rassegnato di fronte all’ineluttabilità degli eventi.

Di qui i dubbi che assillano in queste ore la mente del presidente Vigorito che non può nemmeno ignorare la crescente ostilità dell’ambiente nei confronti del tecnico. Ostilità che potrebbe riaffiorare tumultuosamente nel momento in cui, il prossimo anno, dovessero esserci delle difficoltà.

Insomma, quella che il patron giallorosso si appresta a fare è una scelta non facile, ma nello stesso tempo non rinviabile perchè c’è la necessità di sedersi al più presto attorno a un tavolo per pianificare, assieme al diesse Pasquale Foggia, il mercato estivo.

Come detto all’inizio, dipendesse solo dai sentimenti, Vigorito avrebbe già confermato Bucchi alla guida del Benevento perchè – come ha spesso confidato agli amici – di persone perbene come l’ex tecnico di Sassuolo e Perugia non se ne trovano molte nel mondo del calcio, ma il raggiungimento degli obiettivi spesso costringe a mettere da parte il cuore e ad affidarsi esclusivamente alla ragione.

La rosa del Benevento rimane sesta per valore complessivo di mercato

Pubblicato il 28 Maggio 201928 Maggio 2019 by Billy Nuzzolillo

La clamorosa eliminazione del Benevento ad opera del Cittadella ha ovviamente generato un dibattito serrato sui social e, tra gli argomenti addotti per sottolineare la fallimentare stagione dei giallorossi, vi è soprattutto quello relativo al monte ingaggi.

In molti, infatti, hanno postato l’immagine della classifica elaborata lo scorso 12 dicembre dal quotidiano online Cittadellaspezia.com.

Un classifica che, come si vede, è guidata proprio dal Benevento che precede Palermo, Hellas Verona, Cremonese e Crotone. In pratica, tre delle cinque società più spendaccione della serie cadetta in termini di ingaggi sono quelle appena retrocesse dalla Serie A. Un dato, quindi, in qualche modo fortemente influenzato anche dalla zavorra rappresentata dagli ingaggi concordati nella precedente stagione: basti pensare ai vari Puggioni, Antei, Costa, Billong (poi ceduto in prestito a gennaio), Di Chiara, Letizia e Coda. Un onda lunga che, in qualche misura, ha pesato anche sullo stesso Palermo (vedi, ad esempio, gli ingaggi dei calciatori retrocessi al termine della stagione 2016-2017: Trajkovski, Rajković, Aleesami, Jajalo e Nestorovski).

Un dato importante che, invece, è stato totalmente trascurato nelle discussioni sui social è quello relativo al valore complessivo delle rose delle squadre di Serie B. Secondo il sito Transfermarkt.it, a settembre 2018 il Benevento era sesto in classifica, preceduto da Palermo, Crotone, Brescia, Hellas Verona e Perugia.

Fonte: Transfermarkt.it

Come si vede, quindi, a settembre il valore di mercato della rosa del Brescia (che ha vinto il campionato) era superiore al Benevento al pari di quella del Verona (finalista dei play off).

Un altro dato che salta, infine agli occhi, sempre secondo il sito Transfermarkt.it, è quello relativo al valore attuale della rosa del Benevento che, a dispetto di una stagione altalenante, è rimasto sostanzialmente immutato, passando da 21,70 milioni di euro a 21,35 milioni di euro e confermando il precedente 6° posto in classifica.

Fonte: Transfermarkt.it

 

Vigorito è la vernice del domani da cospargere sulla delusione del presente

Pubblicato il 27 Maggio 201927 Maggio 2019 by Billy Nuzzolillo

L’esperienza, com’è noto, non è altro che la somma delle nostre delusioni. E di amarezze calcistiche il patron Oreste Vigorito ne ha vissuto tante da quando è alla guida del Benevento: dai vari play off persi, nonostante i favori del pronostico, all’amara vicenda del fraudolento scippo del campionato da parte del Gallipoli.

E sono proprio queste esperienze che hanno forgiato la figura paterna che sabato notte dispensava abbracci consolatori e pacche amorevoli ai calciatori, al tecnico Cristian Bucchi e al direttore sportivo Pasquale Foggia.

Ora tocca a lui rimettere a posto i cocci di una stagione vissuta tra gioie e dolori, tra impennate e improvvisi tonfi, ma comunque vissuta da protagonisti sino al penultimo sussulto dei play off.

In estate il presidente Vigorito non aveva fatto proclami ma si era limitato a parlare di progetto triennale, anche per sottrarre la squadra alle pressioni della piazza. In fondo al cuore, però, sperava di poter presto riapprodare nella massima serie, anche per cancellare il bruciante ricordo del precedente disastroso impatto. Speranza, purtroppo, clamorosamente naufragata sotto i colpi di un soprendente Cittadella.

Ma il patron del Benevento, subito dopo il fischio finale, ha sicuramente guardato al bicchiere mezzo pieno piuttosto che a quello mezzo vuoto. E di conseguenza avrà pensato: “Vuol dire che avremo l’opportunità di approdare in Serie A con un organico più attrezzato per evitare di accomodarci subito sull’ascensore che riporta subito in B le squadre neopromosse“.

E così, mentre gli altri si disperavano per la clamorosa sconfitta, la mente di Vigorito era già saldamente proiettata verso il futuro. E’ la sua storia imprenditoriale, del resto, che dimostra l’assolta propensione del personaggio a guardare sempre avanti. Non è un caso, infatti, che il patron giallorosso sia stato tra i primi in Italia a intuire le enormi potenzialità del business dell’eolico.

Lo sa bene anche la stragrande maggioranza della torcida sannita che, per metabolizzare la cocente delusione, s’è aggrappata all’unica certezza esistente, ovvero il presidente Vigorito, ben sapendo che – come affermò una volta Evan Esar – la speranza rappresenta la vernice del domani da cospargere sulla delusione del presente e che tante tifoserie invidiano al Benevento il suo presidente.

Con lui al timone, del resto, si potrà anche mancare l’obiettivo della promozione in Serie A, perchè nel mondo del calcio nulla è scontato e le vittorie sono legate a molteplici fattori, ma su un aspetto non si possono nutrire eccesivi dubbi: il Benevento è destinato a recitare un ruolo da protagonista anche nella prossima stagione. Aspetto di non poco contro per una società che, ricordiamolo, ha impiegato quasi 90 anni per emergere dall’inferno della Serie C e approdare per la prima volta nel calcio che conta.

Roberto Insigne alla Gazzetta: “Se vado in A voglio esibirmi come cantante neomelodico”

Pubblicato il 25 Maggio 201925 Maggio 2019 by Billy Nuzzolillo

Lunga intervista di ‘Lorenzinho’ Insigne oggi alla Gazzetta dello Sport. Un calciatore che, come ricorda la rosea in apertura, ha realizzato finora 8 reti e 12 assist, compresi quelli che hanno steso il Cittadella all’andata: “Sono contento di aver messo il piedino in 20 gol tra reti e assist, ma punto a fare ancora meglio. Mi trovo bene e ho al mio fianco mia moglie Elisabetta e mia figlia Patrizia“.

E a proposito dell’esultanza con il pollice in bocca ha spiegato: “Lo faccio per la bimba. Sono un papà giovane e la vizio. Passiamo le sere a vedere i suoi cartoni preferiti. Da Masha e Orso a 44 gatti fino a Peppa Pig, ormai sono uno specialista“.

Non è mancato, poi, un passaggio sul presidente Oreste Vigorito: “Il pres è una persona meravigliosa. Mi ha voluto a tutti i costi. Che macello ha combinato per portarmi a Benevento… De Laurentiis chiedeva tanto (obbligo di riscatto a 1,5 milioni in caso di A, ndr). A un certo punto Vigorito gli ha detto battendo i pugni sul tavolo: “Aurelio, guarda che sto comprando Roberto mica Lorenzo!”. E giù tutti a ridere“.

Parole di riconoscenza anche verso il direttore sportivo Pasquale Foggia e il suo agente Sandro Martone: “Il direttore mi riempie di consigli. A 35 anni lotta per la A: farà una grande carriera. Ci assomigliamo, ma lui aveva un dribbling pazzesco. Mi martella e tiene sul pezzo. Sandro, invece, più che un procuratore è un fratello maggiore: certi giorni sento più lui di mia moglie“.

L’obiettivo di ‘Robertinho‘ è ovviamente quello di riagguantare la Serie A con il Benevento: “Sarebbe fantastico sfidare Lorenzo al San Paolo nel derby campano. Cosa mi dice? Di stare tranquillo, che sono forte e di giocare spensierato“.

E, infine, un passaggio sulla sua passione per le canzoni neomelodiche: “«La mia preferita è Chiove di
Gigi D’Alessio. Prima di ogni gara non mancano mai L’infermiera di notte di Gianni Celeste e quelle di Luciano Caldore. Se andiamo in A, sono pronto a cantarne una davanti a tutto lo stadio“.

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Dopo aver fondato nel 1999 Sanniopress, il primo sito d'informazione della provincia di Benevento, e scritto di politica, cronaca ed economia per varie testate giornalistiche (tra cui il Sole 24 Ore, il settimanale Sette del Corriere della Sera, la Voce di Indro Montanelli e il Corriere del Mezzogiorno), da qualche anno sono tornato al primo amore: il gioco del calcio. Sono stato ospite delle trasmissioni sportive di Canale 21, Radio Marte e Radio CRC e attualmente sono opinionista di OttoChannel e Radio Napoli Centrale.

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