Nulla è ancora perduto, anche perché mancano 30 giornate al termine della stagione e i campionati si vincono in primavera, non in autunno. C’è quindi tempo per correggere gli errori. Inoltre, bisogna tener presente che il Benevento ha finora disputato fuori casa ben 5 partite su 8 (la stessa sorte che il calendario ha riservato anche a Cavese, Cosenza e Foggia).
I numeri dicono che la squadra giallorossa di queste partite esterne ne ha vinte 2 (a Crotone e Siracusa), pareggiato 1 (a Picerno, dove è stata letteralmente buttata via una meritatissima vittoria) e perse 2 (a Casarano e Latina, dove il risultato più giusto sarebbe stato un pari e dove comunque il Benevento, pur non brillando, ha sprecato le poche opportunità avute a disposizione per portarsi in vantaggio).
Ancora i numeri, andando a ritroso nelle ultime cinque stagioni del girone meridionale della Serie C, dicono che l’Avellino ha vinto il campionato perdendo complessivamente 4 partite sul campo (quella in casa con il Taranto è stata cancellata dai tabellini per l’esclusione della squadra ionica), la Juve Stabia 3, il Catanzaro 2, il Bari 5 e la Ternana 2. Il Benevento finora ne ha perse 2 su appena 8 disputate.
Questa è la nuda e cruda realtà dei numeri da tener presente. Poi ci sono le opinioni. Anch’io nel secondo tempo, vista la difficoltà nello sviluppare la manovra sulla trequarti (soprattutto in ampiezza) per la diga creata dal Latina al limite della propria area di rigore, avrei optato per un sistema di gioco che prevedesse un uomo in più a centrocampo e il doppio centravanti in attacco per sfruttare qualche seconda palla o qualche rimpallo in area. Insomma, avrei puntato maggiormente sul gioco sporco mettendo da parte la tendenza all’onanismo calcistico di qualche interprete.
Ma, come ripeto spesso, col senno di poi siamo tutti bravi e professori. Inoltre, quando le cose non vanno bene il primo a finire sul banco degli imputati è sempre l’allenatore. E’ una regola non scritta, seppur spesso ingiusta, del mondo del calcio. Capita a Benevento con Auteri, a Salerno con Raffaele, a Crotone con Longo e a Catania con Toscano (che pure è l’unico tecnico nella storia del calcio italiano ad aver vinto cinque campionati di Serie C).
Ragion per cui, tornando ai numeri, dico semplicemente che occorre assolutamente invertire la marcia esterna apportando i giusti correttivi per non ripetere sempre gli stessi errori, perché di campi ai limiti della praticabilità e di squadre chiuse, rognose e battagliere come il Latina ce ne saranno ancora tante sul cammino del Benevento di qui al termine del campionato.
La tendenza all’onanismo calcistico di taluni interpreti va quindi assolutamente corretta, così come vanno evitati inutili integralismi. La Serie C è soprattutto “sangue e merda” (scusatemi la crudezza terminologica ma rende al meglio il concetto) e occorre adeguarsi a questa dura realtà, anche perché sarebbe da stupidi ignorare – finché si è in tempo – i piccoli campanelli d’allarme emersi finora.

