Il caso Lazio-Torino rischia di complicare ulteriormente la lotta per la salvezza

Foto: Instagram di Gianluca Di Marzio

A poche ore dalla programmata sfida dell’Olimpico tra Lazio e Torino ancora non si sa quale sarà la decisione che verrà adottata dalla Lega di Serie A. Le uniche certezze sono rappresentate dal fatto che la partita non si disputerà a seguito della decisione adottata dall’Asl di Torino di bloccare in quarantena domiciliare la squadra granata fino alla mezzanotte odierna e che il sistema calcio continua a ostinarsi nel non riconoscere il principio della gerarchia delle fonti ribadito anche dal verdetto del Collegio di garanzia del Coni relativamente al caso Juventus-Napoli.

C’era un vulnus da eliminare nel sistema del protocollo adottato a inizio stagione, ma nè le istituzioni calcistiche e nè quelle di governative hanno voluto affrontarlo adottando un provvedimento che desse valore normativo a un accordo tra gentiluomi, appunto il protocollo, che invece al momento continua ad avere la valenza di un patto d’onore pericolosamente aggirabile in virtù della prevalenza giuridica delle decisioni adottate dalle autorità sanitarie locali, soprattutto in una fase pandemica.

E così, se la Lega di Serie A dovesse ostinatamente rinchiudersi a difesa di un fortino palesemente vulnerabile, gli effetti investirebbero (e altererebbero in qualche modo) anche la lotta per la salvezza, e quindi il cammino del Benevento, poichè non si potrebbe avere la reale dimensione della classifica (il Torino è, infatti, quart’ultimo in classifica e deve già recuperare la gara interna con il Sassuolo) fino alla conclusione dei tre gradi di giudizio della giustizia sportiva, alla fissazione della data del recupero e alla disputa dell’incontro. In pratica è verosimile prevedere che per conoscere il risultato di Lazio-Torino si dovrà attendere sino ad aprile o, forse, addirittura maggio.

Nel frattempo, le altre squadre in lotta per la salvezza (Benevento compreso, quindi) dovrebbero affrontare un ulteriore ostacolo psicologico in una stagione già pesantemente condizionata dagli effetti del Covid. In pratica, un ulteriore atto di tafazzismo da parte del sistema calcistico italiano che, come dimostrano anche le vicende legate all’assegnazione dei diritti televisivi, sembra non voler cogliere l’opportunità per operare una serie riforma e invertire la rotta del declino pericolosamente imboccata negli ultimi anni.

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