Continua l’emorragia del Corsera: -14% di vendite

Prosegue l’emorragia di copie del Corriere della Sera, mentre il debito di Rcs sale ancora alla vigilia del termine per le disdette del patto che controlla via Solferino. Meno 14,3 per cento a 475.000 copie medie diffuse. Questo il bilancio di metà anno del quotidiano diretto da Ferruccio de Bortoli che attraverso un ormai storico accordo tra azionisti fa capo tra gli altri a Mediobanca, Fiat, Generali, Intesa San Paolo, Pirelli, la famiglia Pesenti, Diego della Valle e la Premafin dei Ligresti.

Sull’andamento ha influito anche il calo del 5 per cento delle vendite in edicola registrato in concomitanza con l’aumento del prezzo di copertina. Meglio è andata alla Gazzetta dello Sport, che complessivamente ha perso il 2,7 per cento a 321.000 copie, mentre in edicola le vendite sono salite del 4,1 per cento.
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Gli strilloni del web che fanno paura alla ‘ndrangheta

In Calabria c’è una parte d’informazione libera, un avamposto nella rete, che non si piega al potere politico e a quello mafioso. Quella rappresentata da Strill.it una testata online che in poco tempo è diventatata il simbolo di un’informazione compartecipata in terra calabrese. Quattro anni fa due giornalisti locali, Raffaele Mortelliti e Giusva Branca, senza soldi e con pochissimi mezzi si sono dovuti inventare anche una sede per la loro redazione.

‘Nel 2006 non avevamo un euro ma abbiamo capito subito che dovevamo raccontare in tempo reale cosa avveniva in una città difficile come Reggio Calabria – racconta Mortelliti – e allora abbiamo fatto base e redazione nell’unico posto pubblico della città che avesse la linea wi fi h24. E l’unico era il bar della piazza centrale. Chi voleva collaborare con noi veniva lì, consumava un caffè e cominciava a scrivere col proprio portatile. C’era un tavolino sempre occupato dai ragazzi di Strill.it chi voleva dei cittadini entrava al bar e ci raccontava un fatto. Il sito si aggiornava fino a tarda notte. Davamo e diamo la possibilità ai reggini di mantenersi informati sempre. Ci vuole un po’ di fatica in questa terra, ma se uno vuole riesce comunque ad accedere alle notizie vere’.
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Cala il sipario sul web

Avete un blog sul quale seguite l’attività politica della vostra città? Vi interessate di politiche ambientali e aggiornate il vostro sito con le novità che riguardano risparmio energetico e gestione dei rifiuti? Siete iscritti ad una mailing list di ricercatori precari nella quale vi confrontate sui tagli all’università? E ancora, siete tra quelli che, telecamera in spalla, vanno dai politici a chiedere conto delle loro scelte?

Se siete tra questi, o se comunque avete un vostro sito Internet, preparatevi: molto presto dovrete fare molta attenzione. Nella legge bavaglio che verrà approvata a breve in via definitiva, è contenuto un articolo che vi riguarda. E’ il comma 29 che recita: “ Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”.
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Calabria criminale, dall’inizio dell’anno undici cronisti minacciati dalle cosche

«Fatti i cazzi tuoi se non vuoi morire». Semplice, perentoria, lapidaria. La minaccia di morte è arrivata imbustata, come spesso accade, ieri mattina nella redazione di Catanzaro del Quotidiano della Calabria. Destinatario Saverio Puccio, giornalista.

Minacciare di morte i cronisti in Calabria è ormai sport nazionale. Undici intimidazioni dall’inizio dell’anno, quelle denunciate, quattro negli ultimi venti giorni. Lettere e telefonate anonime, macchine che saltano in aria. Intimidazioni ai familiari che vivono a cento passi dal boss. L’informazione calabrese è nel mirino da un po’, ma è in questo 2010 che le cosche stanno davvero dando il meglio di sé.
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