Inzaghi sbaglia tutto, De Paul in cattedra

Inzaghi: nella partita decisiva schiera una squadra sconclusionata che non fa l’unica cosa che deve, bloccare De Paul, e fa l’unica che non dovrebbe, far scorrazzare De Paul. Rinuncia alla carica agonistica di Schiattarella e alla tecnica di Iago Falque.  Rimescola tutto quando è troppo tardi. Sbaglia la partita decisiva. Inadeguato.

Caldirola: forse ha da Inzaghi la consegna di prendere alto De Paul ma non lo prende mai. I suoi movimenti fori tempo e avventati aprono voragini sul centrodestra. E da lì arrivano le azioni dei primi due gol. Confuso.

Dabo: non ha chiaro cosa fare e quel che fa lo sbaglia. Assente.

Becao: falloso e impreciso. Rimediano i compagni di reparto. Scombinato

 

De Paul: ha una classe superiore a quella dei restanti 21 in campo messi insieme. Lo dimostra. Imprendibile e illuminante.

Musso: rende vana ogni sparuta e casuale occasione da gol dei sanniti. Riflessi impressionanti, mobilità da felino. Inviolabile.

Nuytinck: preciso negli anticipi, sempre nella posizione giusta, poco falloso. Muro.

Lapadula: generoso, abile, responsabile. È il migliore e il trascinatore dei suoi. Mai domo, meriterebbe miglior compagnia e maggiore empatia da parte dei compagni. Monumentale.

Lapadula costruisce, Barba demolisce

Lapadula: è spesso criticato dai supporter sanniti, ma svolge sempre un lavoro immane. Stasera costruisce l’autostrada per portare a casa il risultato e una fetta di salvezza. Prima si procura il rigore con abilità, poi segna uno dei gol più belli della stagione. Peccato che i compagni del reparto difensivo distruggano la sua opera. Immenso.

Pandev: omologo di Lapadula sul fronte opposto. Nel suo lavoro, però, è assistito inusitatamente dagli avversari. Eterno.

Viola: ha talento e creatività. Il primo tempo è da grande. Tiene alta la squadra, la fa ripartire, non pregiudica il filtro di centrocampo. Prende anche he la responsabilità di qualche tiro (sballato). Cala bruscamente nella ripresa. Creativo e necessario.

Zappacosta: non sia considerato un volgare gioco di parole, ara la fascia e buca a ripetizione la difesa ospite, mandandola in bambola. Dal suo lato arriva il decisivo gol del pareggio finale. Aratore.

 

Barba – Glik – Tuia: primo tempo da incubo. Sempre larghi, mai allineati. Le maglie rossoblu penetrano come in uno spazio vuoto. Parziale attenuante la serata da incubo dei laterali Improta e Depaoli. Rovinosi.

Radovanovic: sovrastato dal non irresistibile attacco avversario. Non ci capisce molto, sempre in ritardo. Spaesato.

Destro: presente ma assente. Dimentichi del suo nome dopo l’apparizione in sovrimpressione delle formazioni iniziali, ci si ricorda della sua esistenza al momento della sostituzione. Fantasma.

 

 

Depaoli e Montipò nella lista degli auto goleador, Milinkovic Savic giganteggia

Depaoli

Gaich: evanescente in attacco, dannoso in difesa dove. Maldestro (oltre che pericoloso) nell’azione che provoca il rigore a favore dei biancoceleste.

Depaoli: mancava il suo nome alla folta lista dei difensori sanniti che hanno realizzato almeno un autogol int stagione. Provvede ai inizio partita, contribuendo ad incanalarla nel nella peggiore traiettoria per i suoi. Disastroso.

Montipò: ogni tanto para con grandi riflessi, come in occasione del rigore e del tiro sulla respinta, ma resta inaffidabile. Anche lui decide di iscriversi nella lista dei sanniti che segnano nella porta sbagliata.

Marusic: senza dubbio il peggiore dei suoi.  Dà l’idea di snobbare i sanniti e gioca, inoltre, a fallo libero. Provoca il rigore che ringalluzzisce i giallorossi. Graziato dall’arbitro in un altro paio di circostanze. Svampito.

 

Milinkovic Savic: Domina senza rivali il centrocampo per larghi tratti della partita. Recupera tanti palloni, serve alcune perle. Sembra giocare più del solito per la squadra, senza personalismi. Maestoso.

Correa: partita generosa. Segna su rigore e provoca l’autorete di Montipò, provando a servire, con tunnel al portiere, l’assist al compagno Immobile. Umile, giudizioso, preciso.

Viola: Entra nella ripresa per sostituire uno spento Schiattarella. Decisivo nel ridare linfa a una squadra apparsa svogliata e senza idee nel primo tempo. Impreziosisce la prestazione segnando il gol che sprona i suoi alla riscossa (che non si conclude). Elettrizzante

Lapadula: la sua carica agonistica è imprescindibile per una Benevento povero tecnicamente. Un VAR troppo severo gli spegne la gioia del gol. Imprescindibile.

Il Benevento deve assolutamente evitare che la gara interna contro il Cagliari diventi un match all’ultimo sangue

Archiviata la sconfitta interna con il Sassuolo, il Benevento si appresta ora a disputare un poker di gare di fondamentale importanza prima dello scontro diretto contro il Cagliari, in programma il 9 maggio allo stadio Ciro Vigorito. I giallorossi affronteranno dapprima Lazio e Genoa in trasferta, poi l’Udinese in casa e infine il Milan a San Siro. Il tutto nel giro di tre settimane. Nello stesso lasso di tempo i sardi, attualmente terz’ultimi in classifica, dovranno affrontare il Parma in casa, l’Udinese in trasferta, la Roma in casa e, infine, il Napoli allo stadio Diego Armando Maradona.

I sardi sono attualmente distanziati di 8 punti in classifica. Un margine abbastanza ampio ma non del tutto rassicurante alla luce dell’andamento lumaca della Strega nel girone di ritorno: 1 sola vittoria (sia pure di prestigio in casa della Juventus), 5 pareggi e 5 sconfitte, con 7 gol all’attivo e 19 al passivo e appena 8 punti conquistati in 11 partite disputate. In pratica una media di 0,7 punti a partita. Nello stesso periodo il Cagliari ha mantenuto la stessa media dei giallorossi e ha conquistato gli stessi punti, inanellando 7 sconfitte, 2 pareggi e 2 vittorie con 14 gol al passivo e 8 all’attivo. Peggio hanno fatto solo Parma e Crotone, mentre la Fiorentina ha conquistato un punto in più di Benevento e Cagliari.

Stando ai numeri, dunque, sarà difficile per i sardi riagguantare i sanniti o la Fiorentina (che nel girone di ritorno ha una media di 0,81 punti a partita) senza un deciso cambio di passo ma nel calcio, si sa, tutto è possibile e a volte può bastare un singolo episodio per cambiare il corso di una stagione. Ma c’è soprattutto un dato che non lascia tranquilli: ogniqualvolta il Benevento si è trovato ad affrontare nel proprio stadio squadre alla sua portata, e con la necessità di vincere per tirarsi fuori dalle zone basse della classifica, ha puntualmente fallito l’obiettivo e soprattutto mostrato di soffrire la pressione. Basti pensare ai capitomboli interni con Spezia, Fiorentina, Verona e Sassuolo o al pareggio con il Parma.

Di qui l’esigenza di evitare che possa diventare un match all’ultimo sangue la gara interna con il Cagliari in programma il 9 maggio. Nei prossimi 4 turni di campionato la squadra allenata da Pippo Inzaghi dovrà quindi ragranellare quanti più punti possibili e cercare di mantenere più o meno inalterato l’attuale distacco dai sardi. Altrimenti c’è il rischio concreto che possa aumentare la pressione psicologica su una squadra che – è bene ricordarlo – non è mai stata nelle ultimissime posizioni di classifica e ha potuto fin qui giocare con relativa tranquillità. Quella tranquillità che, ad esempio, ha consentito ai giallorossi di conquistare 4 punti contro la Juventus o di strappare un punto a entrambe le squadre romane.

E chissà che un’ulteriore spinta verso la salvezza non possa venire proprio dalla trasferta di domenica all’Olimpico, una partita apparentemente proibitiva ma che il Benevento sicuramente affronterà con lo stesso atteggiamento mentale avuto all’Allianz Stadium. Nel calcio nulla è scontato e la Strega quest’anno ha spesso regalato sorprese ai suoi tifosi, soprattutto lontano dal Ciro Vigorito e nei momenti di maggiore difficoltà (vedi le vittoriose trasferte di Firenze, Cagliari e Torino). Staremo a vedere.

Barba inguaia i suoi, Boga elettrizza il tiki-taka vacuo degli emiliani

Barba

Barba: primo tempo di buona personalità e incisivo in difesa senza durezze. Poi, a pochi secondi dalla fine, l’infortunio che inguaia il Benevento. In anticipo su Raspadori, continua a correre piuttosto che provare a rinviare. Inevitabile fine corsa in rete con la palla.

Sau: schierato da Inzaghi per puntare sulle ripartenza, non prende palla, non tiene palla, non si accorge di essere titolare e assiste alla partita da spettatore. Orribile.

Hetemaj: tanto cuore come al solito, molta più imprecisione del solito non riesce mai a convertire in bene i palloni che recupera. Motorino che gira a vuoto. Inzaghi lo sostituisce nella ripresa.

Ferrari: anello debole della difesa neroverde. Non paga dazio per l’evanescenza dell’attacco sannita e le prodezze dell’estremo difensore suo compagno. Nelle sortite in avanti esibisce imprecisione. Prende anche un ammonizione.

 

Boga: nel possesso palla sterile e lento dei suoi innesta scosse ad altissimo voltaggio con dribbling, finte, accelerate. Al 45′ penetra tra 4 sanniti come lama rovente in morbido burro, mette al centro la palla che regala il vantaggio e la vittoria al suo team. Nella ripresa al culmine di una delle sue fiammate testa la tenuta della traversa. Decisivo.

Consigli: inoperoso nel primo tempo. Esaltato nella ripresa. Almeno tre le parate decisive annotate sul taccuino. Non sbaglia nulla quando il Benevento tenta un confuso arrembaggio. Quasi decisivo.

Magnanelli: con il più giovane e già blasonato Locatelli detta legge a centrocampo. Merita il plauso per abnegazione e precisione tattica. Sostituito nella ripresa per evidente affaticamento. Magnifico.

Lapadula: il criticatissimo centravanti sannita dimostra di essere imprescindibile nella fase offensiva sannita. Con lui in campo i sanniti riesco a conquistare metri. Non fosse stato per l’esaltazione del portiere avversario, avrebbe rigustato dopo mesi la gioia del goal.

Montipò alla Gazzetta: “Benevento è una città del Nord messa al Sud. Mi piace tantissimo e spero di restarci a lungo”

Il portiere del Benevento Lorenzo Montipò ha rilasciato oggi una lunga intervista tra passato, presente e futuro a Francesco Velluzzi della Gazzetta dello Sport. Si parte dal legame con Novara e la sua squadra di calcio (“Le notifiche mi informano sempre dell’andamento della squadra con cui a 17 anni ho debuttato in B e con la quale sono diventato calciatore“) per passare, poi, al sio idolo Buffon e alle differenze tra il campionato cadetto e la Serie A (“In B l’attaccante stoppa e tira, qui tirano e pure angolato. Devi essere veloce nelle decisioni e nelle scelte che fai”).

Ma l’estremo difensore giallorosso si è soffermato anche e soprattutto sul suo rapporto con la città: “Ho il contratto in scadenza a giugno 2022. A fine campionato, spero con la salvezza conquistata, discuteremo. Resterei molto volentieri. Benevento è una città del Nord messa al Sud. Io e Eleonora stiamo molto bene, siamo a pochi chilometri dal centro. Lei si è costruita pure delle ottime amicizie. La città è bella, con un bellissimo centro, anche se c’è poco da fare. La gente è calorosa, si mangia molto bene, la società sta facendo tutto con entusiasmo. Cosa si può volere di più. L’unico rammarico è proprio per la nostra gente che il Vigorito, il nostro stadio, lo avrebbe riempito a ogni partita e avremmo avuto una grande spinta“.

E infine un accenno all’obiettivo principale della stagione: “Ci mancano 10 punti ai fatidici 40 che significano salvezza. Per noi uno scudetto. I miei genitori mi hanno insegnato a non fare mai il gradasso e pedalare a testa bassa per dimostrare quanto valgo. Dobbiamo fare così. Già dalla prossima sfida di lunedì in casa col Sassuolo, avversario difficilissimo“.