Pontelandolfo 1861, l’incendio ‘trasformato’ in eccidio

Liberale, giornalista ma soprattutto centrocampista, come simpaticamente lo definisce Nicola PorroGiancristiano Desiderio ha sbaragliato il campo con un colpo da vero fuoriclasse. Il libro Pontelandolfo 1861. Tutta un’altra storia (Rubbettino, Editore 2019, pp 150) aiuta, infatti, a comprendere una storia più nota che conosciuta, quella dell’agosto di sangue, ferro e fuoco del 1861. Una storia che, come sottolinea nelle prime pagine, “ha travalicato da un pezzo il suo ambito storiografico per diventare materia di battaglia politica e di una pessima lotta in cui la storia è strumentalizzata oltremisura per interessi politici e faziosi”.

I morti che si moltiplicano

L’incendio di Pontelandolfo, com’è noto, è diventato nel tempo l’eccidio di Pontelandolfo. In realtà i morti che si registrarono il 14 agosto del 1861 furono solo 12: di cui 10 furono uccisi e 2 morirono bruciati. Il 16 agosto ci fu poi una tredicesima vittima: un uomo di 55 anni che morì “tocco di fiamme“. A registrarli ci pensarono due sacerdoti di Pontelandolfo e il dato è confermato anche da un altro importante documento dell’epoca: la lettera di D. Carolina Lombardi indirizzata allo zio don Angelo Lombardi, parroco di Sant’Agostino in Roma, che ribadisce la non arbitrarietà e corrispondenza ai fatti dei dati contenuti nell’archivio parrocchiale.

Allora perchè il numero dei morti è lievitato ad ogni nuova pubblicazione sul tema? Semplicemente per un uso strumentale e propangandistico di quei fatti. Se, ad esempio, si apre a pagina 196 il libro Briganti di Gigi Di Fiore si legge: “Altro che tredici vittime, lo sostenevano uomini che si dichiaravano di fede liberale e si definivano miseri e infelici vittime di ogni sciagura“. Di Fiore, però, non documenta che i morti furono più numerosi, centinaia o migliaia. “Coloro che sostengono la tesi dello sterminio di massa – spiega ancora Desiderio nel libro edito da Rubettino – sono soprattutto i neoborbonici che, di volta in volta, poggiano le proprie teorie su questo o su quel libro di larga diffusione”. Come nel caso del testo Terroni di Pino Aprile che, però, viene smentito dallo stesso padre Davide Fernando Panella, cioè la fonte a cui l’autore pure fa riferimento.

La revisione della revisione

Il dramma di Pontelandolfo – chiarisce ancora Desiderio – è perfetto per trasformare i briganti in patrioti, i contadini in popolo e dare una lettura legittimista e marxista di un Risorgimento senza eroi che fu un inganno perpretato in danno dei meridionali. Tuttavia, non solo i giudizi storici più seri e rigorosi, anche i fatti e i documenti smentiscono questa lettura sudista e antrisorgimentale del dramma di Pontelandolfo. La revisione non regge la prova dei fatti, tanto che la scoperta di nuovi documenti obbliga la revisione della revisione restituendoci un’interpretazione storica più salda e criticamente più autorevole e forte“. Insomma, tutta un’altra storia assolutamente da leggere.

 


Giancristiano Desiderio
Pontelandolfo 1861. Tutta un’altra storia
Collana: SS19
2019, pp 150
Rubbettino Editore, Storia: argomenti specifici
Isbn: 9788849856927
€ 14,00

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Informazioni su Billy Nuzzolillo 215 Articoli
Ha collaborato con il Sole 24 Ore, il Corriere della Sera, la Voce di Indro Montanelli, il Mattino, il Corriere del Mezzogiorno, il Roma , Campania Sport e il Napolista e ha scritto i libri Cerreto Sannita: un modello di ricostruzione post-sismica (Edizioni Sanniopress – 2002) e Il sindaco dei miracoli (Aesse Edizioni – 2014). Nel 1999 ha fondato Sanniopress, il primo sito d’informazione della provincia di Benevento, ed è stato assunto come addetto stampa al Comune di Benevento, dove tuttora lavora. Ha, inoltre,  ideato e organizzato numerosi eventi, tra cui  la rassegna Nonsololibri e la Settimana della legalità. Nel 2011 ha ricevuto il Premio Marzani per il giornalismo ed è stato insignito con una targa nell’ambito della Giornata Antiracketper aver dato voce alla legalità e portato alla luce le pratiche sommerse del malaffare”. Negli ultimi anni è tornato ad occuparsi stabilmente di calcio, anche in veste di commentatore televisivo.

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