Cristian Bucchi, il Benevento e la strada della felicità

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Quella maledetta sera il tecnico Gian Piero Ventura l’aveva relegato in panchina, ma lui, mentre si imbarcava a Milano per rientrare a Cagliari, più che all’esclusione di Marassi pensava alla compagna Valentina che stranamente non rispondeva al telefono. Appena atterrato all’aeroporto di Elmas aveva provato nuovamente a contattarla, senza peraltro riuscirvi. Giunto a casa, s’accorse di non avere le chiavi e, dopo aver bussato inutilmente, fu costretto a chiamare i vigili del fuoco per entrare nell’appartamento di viale Poetto. In pochi istanti all’ansia subentrò la disperazione: Valentina Pilla, 24 anni, era seduta sulla poltrona ormai priva di vita. Era stata stroncata da una cardiomiopatia aritmogena, come stabilirà nei giorni successivi l’autopsia. Accanto a lei la piccola Emily.

Quella data, il 2 marzo 2003, probabilmente rappresenta uno spartiacque nella vita di Cristian Bucchi, neoallenatore del Benevento, e quello che accadde aiuta a comprendere anche l’origine della sua forza mentale. “Qualcosa in me è cambiato – spiegò un anno dopo la tragedia in un’intervista concessa a Filippo Di Chiara della Gazzetta dello Sport -. Ora sono un uomo maturo che ha affrontato diverse brutte esperienze, si è messo in discussione e ha superato i momenti brutti anche grazie agli amici. Il carattere sicuramente mi ha aiutato, come la famiglia, ma per la tragedia di Valentina ho sentito vicinissimi anche i compagni di squadra”.

Non è una caso, quindi, che Bucchi venga considerato un grande motivatore, un allenatore che prima delle partite ha l’abilità di saper toccare sempre i tasti giusti caricando a mille i giocatori con i propri discorsi.

“Dicono che abbia una gran voglia di ascoltare, di imparare e di crescere – scrisse un anno fa Alberto Trovamala sul sito GianlucaDiMarzio.com -. Maniacale, umile e disponibile. L’organizzazione e la professionalità prima di tutto. Insieme alla fame, un aspetto che ai suoi giocatori non deve mai mancare. Carattere forte, il suo. Ma altrettanto aperto verso i propri giocatori con cui dialoga quotidianamente. Ama instaurare un rapporto vero con loro. La sua arma in più però è il continuo confronto col proprio staff. Si fida ciecamente dei suoi fedelissimi”. A partire dal vice, Mirko Savini, suo compagno di squadra ai tempi del Napoli e oggi responsabile della parte tattica e dell’analisi degli avversari di turno.

L’esperienza all’ombra del Vesuvio gli è rimasta impressa nel cuore, nonostante non sia stata particolarmente esaltante da un punto di vista del rendimento calcistico. Proprio a Napoli diede il primo bacio a Roberta Leto, che ha poi sposato nel 2009. Come ha raccontato l’ex corteggiatrice di “Uomini e donne” al sito TUTTOC.com, Bucchi la portò all’aeroporto di Napoli, dove aveva affittato un elicottero per recarsi in Costiera Amalfitana: “A Ravello mi chiese di sposarlo. Aveva prenotato un posto tutto per noi, e fece persino scendere la neve artificiale e i fuochi d’artificio, con tanto di proposta in ginocchio. E’ per questo che abbiamo nel cuore quei luoghi, lì ci siamo conosciuti e lì ci siamo sposati”.

Napoli e la Campania nel cuore, dunque. Un motivo in più per accettare al volo la proposta di allenare il Benevento formulatagli nelle scorse settimane dal presidente Oreste Vigorito in una sorta di magico incrocio di destini: sulla panchina degli Stregoni succede all’ex compagno di squadra ai tempi del Napoli, Roberto De Zerbi, che, a sua volta, il prossimo anno allenerà il Sassuolo, ovvero la squadra che lo scorso anno offrì a Bucchi la prima panchina in Serie A.

L’obiettivo dichiarato è quello di riportare il Benevento nella massima serie. Impresa peraltro riuscita due anni fa ad un altro ex calciatore del Napoli, Marco Baroni, che nei play off eliminò proprio il Perugia dei miracoli allenato da Cristian Bucchi.

Magici incroci e un altro evidente segno del destino, dunque, che il tecnico romano ha deciso di assecondare perché la strada della felicità, ancora una volta, potrebbe passare per la Campania.

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